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L’opinione
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Aeroporti Sardi e CGIL: lo scandalo della speculazione

Le pensioni dei lavoratori usate per finanziare la vendita degli aeroporti sardi. Dietro l’indignazione urlata della CGIL e di Fausto Durante si nasconde un doppio gioco che nessuno racconta.
Inchiesta sulle speculazioni della CGIL negli aeroporti sardi e il ruolo dei fondi privati nella gestione degli scali.

Fausto Durante ai vertici della CGIL denuncia oggi il “mostro che divora gli aeroporti” della Sardegna come il nemico da abbattere. Come spesso accade, anche questa indignazione giunge tardiva. Infatti, il predatore ha già inghiottito due scali su tre nel silenzio generale. Quello a cui assistiamo è l’epilogo di una partita truccata, costruita negli anni con silenzi assordanti e scelte compromettenti.

L’operazione mette oggi seriamente a rischio il diritto alla mobilità dei sardi. In questo speciale ricostruiamo come il sindacato sia diventato un ingranaggio decisivo di un meccanismo finanziario che ha spalancato le porte dell’Isola a un fondo speculativo. Un processo che la CGIL non solo non ha mai contrastato, ma che oggi finge di voler rimettere in discussione quando i giochi sono ormai quasi conclusi. Una finzione, perché — come dimostreremo — gli speculatori siedono già al tavolo degli affari con chi gestisce il risparmio previdenziale dei lavoratori.

La Recita coordinata di Durante e Boeddu

Per decifrare il destino degli scali sardi bisogna andare oltre la maschera dell’indignazione. La strategia della CGIL non nasce da una confusione interna né da letture divergenti della realtà. È, al contrario, il prodotto di una divisione scientifica dei ruoli tra Fausto Durante, segretario della CGIL sarda, e Arnaldo Boeddu, segretario della categoria Trasporti della CGIL.

Questo bipolarismo tattico consente di giocare su due piani: da un lato legittimare e accompagnare l’operazione sui tavoli del potere, dall’altro contenere il malcontento interno e neutralizzare le critiche dell’opinione pubblica. Un doppio registro che ha attraversato l’intero processo senza mai produrre un solo atto capace di ostacolare davvero l’avanzata dei privati.

In questo duetto contemporaneo, Fausto Durante interpreta il ruolo del “ribelle istituzionale”. Davanti alle telecamere e nei comunicati stampa lancia allarmi contro il rischio monopolistico. I suoi interventi arrivano però sempre a giochi quasi chiusi, quando manca poco per completare il quadro. La sua figura ricorda un controllore di volo che segnala il pericolo quando l’aereo è già fuori rotta. Tace invece sulle fasi precedenti, quelle che hanno consentito il decollo verso il monopolio del fondo F2i.

A nostro avviso, i fatti conducono a una lettura precisa: mentre Fausto Durante presidia il piano dell’immagine e della comunicazione pubblica, Arnaldo Boeddu, in qualità di segretario di categoria, ha sempre operato sul piano sostanziale, assecondando il processo di privatizzazione degli scali.

In questa fase, Durante occupa il palco mediatico e parla alla società civile, mentre Boeddu agisce come terminale tecnico dell’operazione, rassicurando i partner privati e garantendo che il percorso non incontri ostacoli reali tra i lavoratori. Il segretario della FILT CGIL assicura la continuità operativa dell’assetto, mentre Durante governa la narrazione del “pubblico da difendere”. In sintesi, uno gestisce la protesta, l’altro procede verso il conseguimento del reale obiettivo della CGIL: la privatizzazione degli scali.

Le Porte Girevoli e il Ruolo di Carrus

In effetti, questa strategia di smantellamento della gestione pubblica, affonda le radici nel passato. In particolare, nel binomio tra Michele Carrus e lo stesso Arnaldo Boeddu. Un passaggio cruciale risale alla gestione dello scalo di Alghero nel 2016. In quel periodo, Carrus ricopriva la carica di Segretario Generale della CGIL Sardegna.

In quel frangente, l’azione del sindacato fu determinante. Sotto la pressione di possibili licenziamenti nello scalo Sogeaal, il sindacato firmò un accordo che prevedeva la riduzione dei salari dei dipendenti. Quell’intesa, presentata come necessaria per la sopravvivenza dello scalo, ha nei fatti ridotto i costi aziendali proprio alla vigilia dell’ingresso del fondo F2i.

Oggi il percorso di Michele Carrus lo ha portato alla presidenza nazionale di Federconsumatori. Una situazione che, se non fosse reale, sembrerebbe una barzelletta da bar. Chi ha firmato tagli salariali per rendere sostenibile il nuovo assetto societario guida ora l’ente che dovrebbe difendere cittadini e lavoratori dai rincari tariffari.

Arnaldo Boeddu, invece, è rimasto al suo posto per molti anni. Questa continuità segnala un dato preciso. Il progetto di cessione ai privati è stato l’unico vero filo conduttore della CGIL. Un progetto portato avanti indipendentemente dai nomi che si sono avvicendati al vertice della confederazione sarda.

Il Sindacato che Investe nel “Nemico”

Perché la CGIL non ha mai proclamato uno sciopero generale contro queste operazioni finanziarie? La risposta non ha nulla a che vedere con la funzione naturale di un sindacato che si rispetti. La CGIL partecipa alla governance di grandi fondi pensione, come Cometa, che gestiscono miliardi di euro. Quei capitali vengono investiti anche in fondi infrastrutturali come F2i. Contestare queste operazioni significherebbe colpire un sistema di cui il sindacato è parte attiva.

Si è generato così un controsenso sistemico:

  • Conflitto d’Interessi: Il sistema sindacale partecipa alla gestione dei risparmi previdenziali che finiscono per alimentare i soggetti finanziari mentre vengono smantellati i servizi pubblici.
  • Il Doppio Prelievo: Il lavoratore sardo paga due volte. Paga attraverso i contributi per una pensione pubblica sempre più incerta e finanzia indirettamente i fondi che speculano sulla propria mobilità.
  • Lo Svuotamento dell’INPS: La previdenza complementare, spinta con forza dal sindacato, appare oggi come lo strumento tecnico che facilita un possibile smantellamento del sistema previdenziale nazionale.

In questo meccanismo, le grida di Durante rischiano di apparire come semplice “rumore bianco”. Servono a coprire un flusso di interessi che ha trasformato il sindacato da baluardo a partner silente dei grandi investitori globali.

La Trappola di Cagliari

L’ultimo atto di questa strategia mira allo scalo di Cagliari-Elmas. A differenza di Alghero e Olbia, Cagliari è una realtà pubblica sana e redditizia. Tuttavia, proprio la sua ricchezza lo rende la preda più ambita. In questo contesto, l’appello di Fausto Durante alla presidente Todde appare come una manovra dissimulatoria di rara efficacia.

Alla luce dei fatti disponibili e della logica seguita dalla CGIL in questi anni, questa interpretazione del comportamento ambiguo del suo massimo responsabile appare solida da ogni angolazione. Durante sa che la sua presa di posizione favorisce il monopolio, qualunque sia la risposta della Regione. Si tratta di una manovra tattica costruita per risultare vantaggiosa in ogni scenario.

Scenario A: la Regione investe di più.
Se la politica decidesse di aumentare lo stanziamento, l’assetto sostanziale non cambierebbe. F2i incasserebbe capitali pubblici aggiuntivi senza perdere alcuna quota di controllo. La legge impedisce comunque al pubblico di detenere la maggioranza nella holding. In questo scenario, Durante potrebbe rivendicare un maggiore impegno pubblico della Regione.

Scenario B: la Regione non investe nulla.
Se la presidente Todde fermasse lo stanziamento, l’esito resterebbe invariato. F2i conserverebbe il controllo pieno dell’operazione. Procederebbe senza un socio pubblico, peraltro privo di poteri decisionali. In questo scenario, Durante potrebbe presentarsi come il difensore dei conti regionali.

In entrambi i casi, l’obiettivo reale viene raggiunto. Il dissenso interno, rappresentato dalla posizione Fanzecco, viene neutralizzato da una parvenza di battaglia. La strada del monopolio resta così completamente spianata.

Durante evita che il peso delle responsabilità per le scelte già avallate dal sindacato ricada su di lui. Lo fa simulando una postura barricadera priva di conseguenze reali. Una posizione che, nei fatti, agevola l’unico vero padrone della partita: il fondo speculativo.

Il bluff della “Regia Unica”

Un dato oggettivo è sufficiente a smontare la narrazione del sindacato: Arnaldo Boeddu non è mai stato né zittito né sfiduciato. Se la linea di Fausto Durante fosse realmente opposta alla sua, Boeddu sarebbe stato rimosso. Invece è ancora al suo posto, a sostenere apertamente la vendita degli scali dell’isola al gestore privato.

Il punto centrale non è semplicemente un espediente comunicativo per confondere i cittadini, ma una strategia precisa e coerente. La cosiddetta “Regia Unica” non nasce oggi: è la linea perseguita da Boeddu nel corso degli anni ed è su questa che si regge l’intera operazione. Una strategia che, sul piano giuridico, esclude fin dall’origine qualsiasi controllo pubblico. Nelle società di capitali la regia non è una formula negoziabile né un’opinione di comodo: è un dato oggettivo e coincide sempre con chi detiene la maggioranza delle azioni.

Il sindacato sapeva che invocare l’unificazione significava, per legge, favorire un monopolio privato. Le norme europee e nazionali vietano infatti il controllo pubblico maggioritario, rendendo impossibile qualsiasi regia pubblica reale. Di conseguenza, l’unico soggetto in grado di esercitare una regia unitaria non poteva che essere il fondo F2i. Alternative pubbliche concrete non ne esistevano.

La “Regia Unica” ha quindi svolto una funzione ben precisa. Ha accompagnato prima la privatizzazione degli scali di Alghero e Olbia e ora prosegue coerentemente verso il monopolio attraverso l’inglobamento dello scalo di Elmas. Presentarla come uno strumento per contrastare la privatizzazione è fuorviante, perché la realtà giuridica è esattamente opposta.

Poiché una regia pubblica totale è legalmente impraticabile, l’unica difesa possibile consiste nell’impedire l’unificazione della gestione societaria degli scali. Gli aeroporti possono restare coordinati sul piano operativo, ma le società devono rimanere separate. Alghero e Olbia sono già sotto controllo privato; solo Elmas può ancora rappresentare un argine reale. Al contrario di quanto sostiene Boeddu, una minima regia è possibile proprio mantenendo Elmas pubblico, in grado di svolgere una funzione calmieratrice sulle tariffe applicate ai residenti.

La permanenza di Boeddu, mai smentito né rimosso, conferma che la rotta della CGIL non è mai cambiata. Nei fatti, il sindacato si è sempre mostrato favorevole al controllo degli aeroporti sardi da parte del fondo speculativo. La ragione, raramente dichiarata ma evidente, risiede negli interessi diretti che la stessa CGIL intrattiene nella gestione finanziaria delle risorse investite nei fondi pensioni integrativi.

Quando il sindacato gioca su due tavoli

La domanda che ne consegue non è affatto banale, perché riguarda il ruolo istituzionale stesso del sindacato. La CGIL intende tornare a essere un soggetto che difende realmente i lavoratori, oppure vuole ridefinire quella difesa diventando parte del problema che storicamente afferma di voler contrastare?
Delle due l’una: o il sindacato è una controparte contrattuale naturale, autonoma e indipendente, oppure, quando intrattiene rapporti d’affari con chi dovrebbe contrastare, diventa inevitabilmente condizionabile. È questo il vero nodo da sciogliere.

Ed è qui che emerge un criterio semplice, ma decisivo. Un sindacato che gioca su due piani non è semplicemente incoerente. È inaffidabile. Perché, nonostante parta dal presupposto di difendere i lavoratori, chiede loro fiducia mentre tratta su un altro tavolo interessi che coprono il sindacato e scoprono completamente i lavoratori.

Investire i soldi delle pensioni dei lavoratori in operazioni speculative, attraverso un monopolio privato che ha interesse a comprimere i salari e peggiorare le condizioni di lavoro, significa esattamente questo.

Quando la CGIL smette di essere un argine e diventa parte del sistema che dovrebbe contenere, il lavoratore resta solo. Da quel momento, il sindacato ha già rinunciato alla sua funzione. Alla luce dei fatti esaminati, riteniamo che Fausto Durante agisca esattamente in questa direzione.

L’Ultima Trincea della Sovranità

Esiste una sola mossa reale per fermare il monopolio: blindare la gestione pubblica di Cagliari-Elmas. Cedere un’azienda in attivo non risponde a nessuna logica economica, è solo una scelta politica di sottomissione. Chi suggerisce mediazioni o “regie uniche” — o chi finge di opporsi per poi accettare lo stato delle cose — sta, nei fatti, agevolando il privato.

Al contrario, chi sostiene che Cagliari debba restare pubblica combatte per la sovranità reale della Sardegna. La difesa dello scalo cagliaritano è l’ultima trincea contro un sistema che chiede ai sardi di finanziare la fine della propria libertà di movimento. Se cade Cagliari, cala il sipario. La mobilità dei sardi diventa definitivamente una merce di scambio nei bilanci di un fondo speculativo, con la complicità di chi avrebbe dovuto difenderli.

Autore: CGL