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De Palma sulle orme di Landini: la corsa al vertice

Michele De Palma punta alla poltrona di Maurizio Landini, ma il caso Rota solleva interrogativi sulla gestione delle responsabilità interne alla FIOM, sul rispetto delle regole e sulla credibilità di chi aspira a guidare la CGIL.
Manifestazione di lavoratori visti di spalle mentre percorrono un sentiero tra fabbriche in rovina, con una bandiera rossa raffigurante un ingranaggio e il simbolo di TikTok.

Michele De Palma è tra i nomi indicati per la successione di Maurizio Landini alla guida della CGIL. Ma prima di puntare alla poltrona più alta del sindacato, dovrebbe fare i conti con il modo in cui ha gestito alcune vicende durante la sua esperienza alla guida della FIOM. Ne raccontiamo una.

Il caso del canale TikTok

Nel settembre 2025, Mirco Luigi Rota, responsabile dell’Ufficio sindacale della FIOM nazionale, finì al centro delle polemiche per la gestione del canale TikTok “L’insindacabile”. Attraverso quella pagina diffondeva informazioni su contratti, buste paga e diritti dei lavoratori, offrendo anche assistenza e consulenza a pagamento, con un abbonamento mensile di 4,69 euro.

Nei video comparivano simboli e riferimenti riconducibili alla CGIL e alla FIOM. Dopo le proteste, l’abbonamento venne sospeso e il logo ufficiale della FIOM fu rimosso dallo sfondo dei suoi filmati. La FIOM nazionale si affrettò a precisare che quel canale non apparteneva all’organizzazione.

Rota era il responsabile diretto dell’iniziativa. De Palma, però, guidava la FIOM a livello nazionale e spettava a lui decidere, sul piano politico, se un dirigente coinvolto in una vicenda tanto grave fosse ancora degno di rappresentare i lavoratori e la categoria a quel livello. A quanto pare, secondo i canoni attuali della CGIL, lo era e lo è ancora. Infatti nei confronti di Rota non sono mai stati adottati provvedimenti disciplinari né sanzioni. Nulla di nulla.

Il punto non è attribuire a De Palma le azioni compiute da Rota. Non possiamo sapere se abbia avuto un ruolo diretto nella vicenda, ma occorre capire perché, davanti a un episodio che coinvolgeva un dirigente della FIOM e l’utilizzo di riferimenti riconducibili al sindacato, la risposta dei vertici si sia limitata a prendere le distanze dal canale.

Perché le regole della CGIL, il suo Statuto e il suo Codice etico sembrano valere per i lavoratori, ma non per coloro che, nei congressi, li scrivono? Perché viene allontanato chi denuncia fatti di questo genere, mentre chi li compie può continuare a ricoprire il proprio incarico senza conseguenze quando invece dovrebbe dare l’esempio? E soprattutto, perché quando a violare quei principi è un dirigente, il metro di giudizio sembra improvvisamente cambiare?

Dai social al tavolo del contratto

La cosa è ancora più grave se si considera il ruolo che Rota ricopriva e ricopre all’interno della FIOM. Non era e non è un dirigente qualsiasi: siede anche al tavolo delle trattative per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici, una vertenza che coinvolge direttamente milioni di lavoratrici e lavoratori.

Da una parte, Rota partecipava alle trattative per il contratto nazionale. Dall’altra, attraverso i social, offriva informazioni e assistenza su contratti, buste paga e diritti dei lavoratori, chiedendo un abbonamento mensile a pagamento. E mentre gli operai scioperavano per difendere i propri diritti, rinunciando a una parte del salario, all’interno del sindacato c’era chi chiedeva loro altri soldi per ricevere quelle informazioni.

Secondo i calcoli pubblicati all’epoca, per molti lavoratori la perdita complessiva dovuta alle ore non retribuite per gli scioperi avrebbe superato i 500 euro. Il nuovo contratto, inoltre, non ha portato miglioramenti degni di questo nome. Chi pagava la tessera sindacale si è ritrovato così invitato da Rota a pagare anche un abbonamento per ricevere informazioni su questioni che riguardavano proprio i suoi diritti di lavoratore.

È questo il contrasto che rende la vicenda particolarmente grave e che impone di interrogarsi sulle responsabilità di chi, ai vertici della FIOM, avrebbe dovuto vigilare e intervenire.

Il ruolo nel fondo pensione COMETA

Rota compare inoltre tra i componenti del Consiglio di amministrazione di COMETA, il fondo pensione complementare dei metalmeccanici, in rappresentanza dei lavoratori. Il suo ingresso nel consiglio risulta formalizzato nel febbraio 2025.

COMETA gestisce il risparmio previdenziale dei metalmeccanici. Per questo, è legittimo chiedersi se Rota possieda i requisiti morali previsti dallo Statuto e dal Codice etico della CGIL per ricoprire incarichi tanto delicati. La vicenda del canale TikTok, infatti, solleva dubbi sulla compatibilità tra il suo comportamento e i principi di correttezza, trasparenza e responsabilità richiesti a chi rappresenta i lavoratori.

Un dirigente già retribuito dal sindacato che utilizza la propria posizione per ottenere un ulteriore profitto personale, chiedendo abbonamenti a pagamento agli stessi lavoratori ai quali dovrebbe garantire informazioni e tutela, sembra porsi in evidente contrasto con quei principi. Sarebbe stato quindi necessario verificare la sua condotta e valutare se potesse continuare a ricoprire incarichi di rappresentanza, compreso quello all’interno di COMETA.

Dopo lo scandalo, però, non risultano provvedimenti né conseguenze sugli incarichi ricoperti da Rota. Una scelta che solleva interrogativi sulla serietà dei controlli interni e sulle garanzie offerte agli iscritti, che affidano al fondo una parte importante del proprio futuro previdenziale.

Il De Palma che non ci vede bene

De Palma non gestiva direttamente il canale TikTok, ma, in qualità di segretario generale della FIOM, era ed è tutt’ora il massimo responsabile politico e organizzativo della categoria. A lui spettava e spetta valutare la condotta di Rota e stabilire come intervenire nei suoi confronti.

Eppure, nonostante le polemiche, Rota è rimasto al proprio posto, come se nulla fosse accaduto. Una scelta che chiama direttamente in causa De Palma, il quale dovrebbe rendere conto agli iscritti delle ragioni per cui un dirigente coinvolto in una vicenda tanto delicata abbia potuto mantenere i propri incarichi senza conseguenze politiche e organizzative.

La guida di un’organizzazione sindacale non consiste soltanto nel partecipare alle trattative o nel firmare accordi. Significa anche vigilare sul comportamento dei dirigenti, difendere la credibilità della struttura e intervenire quando vengono messi in discussione i principi che dovrebbero tutelare i lavoratori. Nel caso Rota, la FIOM avrebbe dovuto chiarire quali controlli fossero stati effettuati e quali determinazioni fossero state assunte.

De Palma dovrebbe riflettere su questo punto, soprattutto dopo aver commemorato proprio in questi giorni la figura di un suo predecessore. Come avrebbe reagito Claudio Sabattini, che sosteneva una precisa regola morale? E l’attuale segretario generale della FIOM CGIL, suo successore nella guida della categoria, condivide ancora oggi queste sue parole?

«Ho imparato che, se non ci si identifica con la condizione dei lavoratori, se non li si ama, non si può fare il sindacalista».

Un dirigente come Rota, che dimostra il suo attaccamento ai lavoratori anche tentando di far pagare loro un abbonamento su un canale social, può secondo De Palma continuare a fare il sindacalista? Evidentemente sì. Ma allora dovrebbe almeno spiegare perché, visto che non perde occasione per parlare di trasparenza, correttezza e democrazia, in questo caso quei principi non hanno trovato applicazione.

Dalla FIOM alla corsa per il vertice della CGIL

Da qualche settimana Michele De Palma fa anche parte della Segreteria Confederale della CGIL e il suo nome circola tra i possibili successori di Maurizio Landini. Il passaggio ai vertici della Confederazione rende necessario esaminare anche le decisioni assunte durante la sua esperienza alla guida della FIOM, soprattutto nella gestione delle responsabilità interne.

Il caso Rota non consente di attribuire a De Palma comportamenti che non ha compiuto, ma permette di discutere le sue scelte: dalla presa di distanza dal canale TikTok alla mancata adozione di provvedimenti, fino all’assenza di chiarimenti pubblici più approfonditi. Aspetti che assumono rilievo per un dirigente chiamato a rappresentare i lavoratori e, oggi, a ricoprire un ruolo di vertice nella Confederazione.

De Palma non è l’unico nome che circola in vista della successione di Landini. Anche Serena Sorrentino, entrata nella Segreteria Confederale, è indicata tra le figure coinvolte nella partita per la guida della CGIL. Anche sulla sua vicenda sono stati sollevati interrogativi riguardanti il rispetto delle regole interne dell’organizzazione.

Tra De Palma e Sorrentino, entrambi proiettati verso la poltrona più alta della CGIL, non sappiamo ancora chi la spunterà. Una cosa, però, è certa: alla luce delle stesse regole dell’organizzazione, entrambi avrebbero dovuto essere almeno richiamati e sottoposti a una seria valutazione delle proprie responsabilità, anziché essere celebrati e promossi ai vertici.

Mentre questo genere di dirigenti si contende le poltrone, i lavoratori continuano a fare sacrifici, a rinunciare a una parte del salario e ad affidare al sindacato la difesa dei propri diritti. È proprio il caso di dirlo: la CGIL procede spedita e senza sosta, a «Rota» di collo, verso il baratro.

Autore: CGL
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