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Fausto Durante commissario: Landini volta le spalle alla CGIL

Fausto Durante commissario della CGIL di Lodi: la scelta di Maurizio Landini riapre interrogativi sul suo percorso in Sardegna e sul ruolo dell’apparato che oggi è chiamato a governare, tra conflitti interni e crisi di rappresentanza.
Illustrazione di un dirigente sindacale tra Oristano e Lodi sotto un fulmine

Nelle scorse settimane, a Marcinelle, “voltare le spalle” è diventato il gesto simbolo di una polemica che ha investito il mondo sindacale, contrapponendolo alle istituzioni dello Stato italiano. A Lodi, però, il problema è di più facile lettura: è Maurizio Landini a voltare le spalle alla sua stessa CGIL.

La Camera del Lavoro di Lodi, ormai scenario di una guerra intestina che ha finito per oscurare i problemi dei lavoratori, è stata commissariata. Per governare questa fase straordinaria, Landini ha scelto Fausto Durante, che ha appena concluso il suo mandato alla guida della CGIL Sardegna.

Non è una nomina qualsiasi. Un commissario viene chiamato quando la gestione di una struttura non è più garantita, e gli viene affidato il compito di ricomporre i conflitti, ristabilire le regole e preparare il ritorno alla normalità.

Per questo la domanda viene prima di tutto il resto: perché proprio Fausto Durante?

Da Oristano a Lodi

Per cercare una risposta bisogna partire dalla sua esperienza più recente. Fausto Durante ha assunto la guida della CGIL Sardegna nell’ottobre 2022, dopo le dimissioni di Samuele Piddiu. Arrivò in Sardegna in una fase di forte tensione interna, con il compito di ricostruire l’unità dell’organizzazione.

Ma proprio negli ultimi mesi del suo mandato è arrivato un fatto che pesa sulla sua designazione a commissario: nel maggio 2026 è stata commissariata la Camera del Lavoro di Oristano, una struttura territoriale che rientrava nella responsabilità politica e organizzativa della segreteria regionale guidata da Durante.

Il commissariamento di Oristano non è dunque un episodio estraneo al suo percorso. Durante era il segretario generale regionale e, in quanto tale, il centro regolatore dell’organizzazione sarda. Lascia la Sardegna dopo avere guidato una struttura nella quale, a pochi mesi dalla conclusione del suo mandato, una Camera del Lavoro è arrivata al commissariamento. E oggi viene mandato in Lombardia per commissariare una Camera del Lavoro.

La coincidenza è difficile da ignorare. Siamo di fronte a un dirigente chiamato a risolvere a Lodi una crisi dello stesso apparato che, quando era il centro regolatore della CGIL sarda, non è riuscito a prevenire una situazione sfociata nell’anarchia gestionale. È già un primo interrogativo sulla scelta di Landini. Ma non è l’unico.

Le sentenze e le promozioni

Prima ancora del commissariamento di Oristano si era aperta un’altra vicenda arrivata davanti alla magistratura. Alcuni dirigenti storici della CGIL sarda erano stati espulsi e, in uno dei casi, anche licenziati prima che Fausto Durante assumesse la segreteria generale. Le sentenze che hanno dichiarato illegittimi quei provvedimenti sono però intervenute quando Durante era già alla guida della CGIL Sardegna. Questo è il punto decisivo.

Durante non era più un dirigente qualsiasi né un osservatore esterno. Era il segretario generale regionale, il centro regolatore politico dell’organizzazione. Ed è proprio dopo quelle sentenze che le sue scelte assumono un significato preciso.

Di fronte alla decisione della magistratura, non scelse di prendere le distanze dai dirigenti che avevano adottato quei provvedimenti. Al contrario, Massimiliano Muretti venne promosso a segretario generale della Camera del Lavoro di Sassari, mentre Francesca Nurra entrò nella segreteria regionale direttamente guidata da Durante, per sua precisa volontà. Nurra è ancora oggi componente della segreteria regionale della CGIL Sardegna. Muretti della CGIL di Sassari.

È difficile non vedere, in questa scelta, un vero capolavoro di ipocrisia politica.

Il punto non è attribuire a Durante provvedimenti che non aveva adottato. Il punto è ciò che fece quando la magistratura aveva già dichiarato illegittime quelle espulsioni e quel licenziamento: invece di chiedere l’allontanamento dei dirigenti responsabili, ne favorì la valorizzazione nell’apparato.

Ed è proprio qui che la nomina di Lodi diventa difficile da comprendere. Perché non si può affidare lo spegnimento di un incendio a chi, per ruolo e per percorso, non è stato soltanto spettatore delle fiamme, ma ha agito come parte attiva del sistema dentro il quale quell’incendio è divampato.

Fondi pubblici e il libro che fa vivere meglio

C’è poi un altro capitolo della gestione sarda che merita almeno un richiamo. Altre inchieste, documentate attraverso atti, rendiconti e prove puntuali, hanno evidenziato aspetti controversi dell’utilizzo dei fondi pubblici regionali anche nel corso della segreteria di Durante, con risorse destinate al funzionamento dell’apparato invece che a iniziative concrete per lo sviluppo economico e sociale della Sardegna. E qui compare un dettaglio che riguarda direttamente il nuovo commissario lombardo.

Fausto Durante scrive un libro intitolato Lavorare meno, vivere meglio. L’organizzazione che lui guida lo acquista e la spesa compare nella rendicontazione presentata alla Regione Sardegna, l’ente che dovrebbe destinare le risorse dei cittadini a ben altri scopi.

A questo punto una battuta viene quasi spontanea: lavorare meno, far pagare non solo gli iscritti al sindacato, ma i cittadini per sostenere l’apparato del sindacato: sembra la quadratura del cerchio di Re Mida.

La battuta finisce qui. La questione seria resta: quando il ruolo personale del segretario, l’organizzazione che dirige e l’utilizzo di risorse pubbliche si intrecciano, la trasparenza e l’opportunità delle scelte diventano una questione politica, non un dettaglio contabile.

E viene spontaneo chiedersi se, per il nuovo incarico lombardo, più che un commissario non sia stato scelto il responsabile del benessere dell’apparato. Più precisamente, di quella parte dell’apparato che risponde meglio a chi davvero comanda l’organizzazione.

Il problema non è la competenza

A questo punto gli elementi sono sul tavolo: una Camera del Lavoro commissariata durante la sua esperienza alla guida della Sardegna, sentenze che hanno dichiarato illegittimi provvedimenti adottati dall’apparato e la successiva valorizzazione di alcuni dei dirigenti responsabili, oltre alle controversie sulla gestione delle risorse pubbliche.

La questione non riguarda la sua anzianità, né la sua esperienza sindacale. Riguarda la credibilità necessaria per fare l’arbitro. A Fausto Durante viene affidato un ruolo che presuppone autorevolezza. Dovrà dirimere conflitti, modificare equilibri, ristabilire regole e preparare il terreno per una nuova gestione. Il commissario dovrebbe essere la soluzione alla crisi, non la continuità della stessa cultura che l’ha prodotta. È questa la domanda che accompagna la nomina di Durante.

La scelta è di Landini

Fausto Durante non si è nominato da solo. La scelta è di Maurizio Landini. Ed è qui che la vicenda sarda incrocia direttamente la responsabilità politica del segretario generale della CGIL nazionale.

Landini conosceva quelle vicende non per sentito dire. Le espulsioni dei dirigenti sardi e il licenziamento di uno di loro arrivarono davanti alla magistratura e, nel giudizio civile celebrato a Roma, Maurizio Landini era il rappresentante legale della CGIL nazionale.

La Confederazione, invece di riconoscere il torto subito dai dirigenti e intervenire sull’apparato che aveva adottato quei provvedimenti, si costituì in giudizio e difese la propria posizione. La magistratura dichiarò illegittimi quei provvedimenti e la CGIL nazionale, rappresentata da Landini in quel giudizio, uscì sconfitta.

Questo non significa attribuire a Landini una personale responsabilità giudiziaria per gli atti originari. Significa però riconoscere una precisa responsabilità politica e organizzativa: la CGIL nazionale da lui rappresentata scelse di difendere in tribunale l’operato dell’organizzazione, già censurato dalla magistratura, invece di prendere atto del torto e intervenire sull’apparato che lo aveva prodotto.

Dopo quella vicenda giudiziaria, Landini conosce dunque l’esito delle scelte compiute dall’apparato sardo. Conosce anche il percorso di Durante e ciò che è accaduto durante la sua segreteria. Eppure è proprio Fausto Durante l’uomo scelto per rimettere ordine nella Camera del Lavoro di Lodi. È qui che la nomina smette di essere una semplice vicenda locale e diventa una scelta politica nazionale.

Landini ha scelto l’uomo più adatto a ricostruire la fiducia oppure l’uomo più adatto a ricomporre gli equilibri dell’apparato? Sono due cose profondamente diverse.

Nel primo caso il commissariamento potrebbe diventare l’inizio di una vera ricostruzione. Nel secondo potrebbe limitarsi a riportare ordine senza mettere in discussione le ragioni che hanno prodotto la crisi.

La domanda che resta senza risposta

A questo punto la questione non riguarda più soltanto Lodi. Come è possibile che, in Sardegna come in Lombardia e in altre parti dello Stivale, dirigenti della CGIL coinvolti in vicende nelle quali la magistratura ha riconosciuto l’illegittimità di determinati provvedimenti possano continuare a occupare posizioni di responsabilità, mentre chi quei provvedimenti li ha subiti viene allontanato?

La domanda porta direttamente al modello di sindacato che questa vicenda sembra raccontare. Perché se le regole diventano rigorose quando entrano in conflitto con l’apparato e flessibili quando riguardano chi lo governa, allora il problema non è più soltanto il comportamento di questo o quel dirigente.

È la trasformazione della funzione stessa dell’organizzazione: dal sindacato come strumento di tutela dei lavoratori al sindacato come struttura di potere, impegnata prima di tutto a conservare se stessa e i propri equilibri.

In questa prospettiva, Fausto Durante non appare come l’uomo chiamato a mettere in discussione l’apparato. Ne appare, piuttosto, come una delle espressioni più evidenti.

Il suo percorso nella CGIL racconta un dirigente che, quando l’organizzazione è entrata in conflitto con le sue componenti dissenzienti, invece di mediare politicamente tra le parti ha fatto prevalere quella più funzionale al sistema di comando, rafforzando così l’apparato conservatore. Se Durante è l’espressione di questa cultura, perché dovrebbe essere chiamato a cambiarla?

Tutto lascia pensare che il compito affidatogli a Lodi non sia cambiare gli equilibri di potere, ma ricomporli. Sanare le fratture e neutralizzare le componenti confliggenti. Riportare la gestione politica nelle mani di chi sappia esercitarla, secondo le logiche alle quali la CGIL di oggi si è ormai conformata.

Ciò che ancora sfugge a molti osservatori è che, per difendere il proprio apparato dalla decadenza dell’organizzazione, la CGIL di oggi ha finito per essere inglobata proprio in quel sistema che i suoi storici fondatori avevano sempre combattuto.

Perché un sindacato può sopravvivere a una crisi, a un commissariamento e perfino a una sconfitta giudiziaria. Ma quando comincia a considerare se stesso più importante delle persone che dovrebbe rappresentare, la crisi non è più organizzativa: è identitaria. La CGIL sembra ormai attraversare una vera metamorfosi, quasi la condanna di un destino baro.

Da sindacato dei lavoratori a sindacato dei sindacalisti, per i sindacalisti.

Autore: CGL