Nel mezzo di una tempesta perfetta, con le imprese strette tra le tensioni geopolitiche e l’aggressività dei dazi americani, arriva una proposta che rischia di affondare del tutto la nave Italia. È l’idea avanzata da Maurizio Landini, leader della CGIL, che per “ristorare” i lavoratori colpiti dalla guerra commerciale di Trump, suggerisce di gettare un’altra ancora sulle spalle delle aziende. Scopri quale.
Le ondate protezionistiche diventano sempre più aggressive. In questo scenario, l’ultima proposta di Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, appare decisamente fuori luogo. Il segretario del più grande sindacato, che di sconfitte (vedi referendum) se ne intende, suggerisce di offrire “ristori” ai lavoratori colpiti dai dazi di Donald Trump. La cosa non sarebbe affatto male, peccato che propone di finanziare questi aiuti tassando ulteriormente le imprese.
Questa ennesima trovata rivela una profonda miopia sulle dinamiche attuali. Inoltre, essa mostra una pericolosa deriva demagogica. Il suo sembra quasi un tentativo ben riuscito. L’obiettivo è distogliere l’attenzione dalle vere responsabilità. Infatti, lo stesso Maurizio Landini è in qualche modo complice di questo disastro politico ed economico.
Le imprese italiane sono già in grande difficoltà. Stanno subendo pesantemente le conseguenze dei dazi imposti dagli Stati Uniti. L’accordo USA-UE di luglio 2025 ha evitato tariffe del 30% o superiori, posticipando chi sa a quando il tracollo totale. Purtroppo ha anche istituzionalizzato un regime protezionistico. Un dazio generalizzato del 15% colpisce la maggior parte delle merci europee.
Questa tariffa ha un impatto drastico. Essa provoca una dolorosa perdita di competitività per settori chiave del Made in Italy. Pensiamo, per esempio, alla meccanica e all’automotive. Anche la farmaceutica e il settore vitivinicolo sono coinvolti. Quest’ultimo, con un export verso gli USA di circa 2 miliardi di euro, rischia perdite annuali tra i 317 e i 330 milioni.
Le stime macroeconomiche dipingono un quadro inquietante. Il PIL italiano potrebbe contrarsi fino a 0,5 punti percentuali entro il 2026. L’impatto sul lavoro è altrettanto preoccupante. Tra 15.000 e 18.000 posti di lavoro sono a rischio. Essi si concentrano nelle regioni ad alta vocazione esportatrice del Nord Italia.
In questo scenario teso, le nostre aziende faticano. Trovano difficoltà nel mantenere produzione e occupazione. Confindustria, riconoscendo il pericolo, ha giustamente invocato “vere politiche industriali”. Ha respinto gli “aiuti a pioggia”. Maurizio Landini, però, propone una provocazione, come se ci fosse il bisogno di altra confusione.
Egli afferma: “servono ristori anche ai lavoratori”. Propone di finanziarli “tassando le rendite e i profitti”. In altre parole, Landini punta a penalizzare ancora le imprese. Queste aziende sono già in ginocchio a causa dei dazi. Subiscono anche un contesto globale avverso. Esse rappresentano, inoltre, il vero motore dell’economia e della creazione di posti di lavoro.
Il risultato? Le aziende già sotto pressione rischiano di essere spazzate via. Ciò scatenerebbe un’ondata di licenziamenti. Sarebbe ben più devastante di quella che si vuole prevenire. Dunque, non è forse come chiedere a un malato di pagare le medicine a chi gli ha causato il male?
Maurizio Landini, nel suo tentativo di tutelare i lavoratori, ignora la vera origine del danno. Le imprese non sono il nemico, sicuramente non quelle piccole e indifese. Il nemico è, invece, l’Europa tecnocratica che lavora per la grande finanza che la corrompe. Questa istituzione ha accettato passivamente i dazi di Trump semplicemente purché non ha più nulla da dire. Ha anche accettato impegni unilaterali che la seppelliranno.
Questi impegni includono l’acquisto di 750 miliardi di dollari di energia statunitense. Prevedono anche 600 miliardi di investimenti europei negli USA entro il 2028. Tali accordi drenano risorse preziose. Distolgono inoltre l’attenzione dall’industria del nostro continente che si prepara ad immigrare proprio negli Stati Uniti e in Asia. Il caso recente dell’Iveco lo dimostra.
La complicità, inoltre, non si ferma qui. L’Europa ha sostenuto la guerra per procura degli Stati Uniti contro la Russia. Essa, oggi, ci fa pagare l’energia tre volte tanto. Ci costringe anche a importare gas dagli Stati Uniti. Paradossalmente, compriamo gas anche da paesi che, a loro volta, lo acquistano dalla Russia. Questo circolo vizioso non solo alimenta il conflitto, ma ne produce altri. Inoltre, esso ci ha messo in ginocchio, prosciugando le tasche di cittadini e imprese giorno dopo giorno.
Questa stessa Europa propone assurdi piani di riarmo. Ma, Landini (su La Stampa) invoca: “Bruxelles investa in tecnologia e produzione”, non in armi. Lo stesso segretario della CGIL, però, ha difeso pubblicamente questa Europa di guerra fondai scendendo in piazza a suo sostegno.
Questo “capolavoro politico” ha visto Landini schierarsi senza indugio a favore dei veri nemici dei lavoratori. Si è affiancato a una classe dirigente europea palesemente piegata e compromessa. Loro come lui, sono responsabili di un disastro senza precedenti. Poi si presenta come il salvatore dei lavoratori, proponendo soluzioni che aggravano il problema, invece di risolverlo.
Sì, Landini fa il demagogo per non pagare il dazio. Non il dazio economico imposto da Trump. Parliamo del dazio della responsabilità politica. La sua proposta di “ristori” per i lavoratori, finanziata con nuove tasse, è economicamente insostenibile. È una politica passiva, un mandare la palla fuori dal campo di gioco e chiedere persino il rigore. Se anche funzionasse sarebbe un mero trasferimento monetario. Interviene sul sintomo, cioè la perdita di reddito. Non affronta però la causa strutturale. Questa causa è la perdita di occupazione e la produzione di ricchezza.
Invece di combattere l’Europa corrotta, Maurizio Landini sceglie la retorica classista. Non chiede una politica estera e commerciale più autonoma. Non chiede nemmeno una profonda revisione delle responsabilità. Invece, mette l’onere sulle spalle di chi sta già lottando per sopravvivere come i lavoratori e le piccole indifese imprese. L’Italia avrebbe bisogno di una leadership sindacale non di comparse che ne scimmiottano la funzione.
Il Paese insieme a tutta l’Europa è arrivato al capo linea. Come andrà a finire? Se il mondo non vorrà precipitare verso la distruzione atomica, necessariamente l’America, la Russia e la Cina, dovranno trovare un intesa. Ed allora vedrete che a pagare il conto salatissimo saremo proprio noi Europei. Ci rimarrà, forse l’amara soddisfazione di vedere questa unione europea di vampiri finalmente impalata.