Home » Temi del lavoro » Pensione Sociale 2026: Requisiti, Importi e Guida
Temi del lavoro
5 min lettura

Pensione Sociale 2026: Requisiti, Importi e Guida

Pensione Sociale 2026: ecco come avere 546€ al mese. Guida pratica per casalinghe, nuovi limiti di reddito e la trappola dei 29 giorni all'estero. Hai 67 anni e zero contributi? Leggi la guida e scopri se ne hai diritto.
Primo piano di donna anziana italiana che esamina con attenzione moduli INPS riguardanti l'Assegno Sociale

Hai compiuto 67 anni ma non hai versato abbastanza contributi per la pensione? Non preoccuparti, lo Stato prevede un aiuto specifico per te: l’Assegno Sociale (spesso chiamato ancora, erroneamente, “Pensione Sociale”).

Dimentica il linguaggio burocratico complesso. In questa guida ti spieghiamo in modo chiaro e diretto come ottenere questo sostegno economico nel 2026, che rappresenta una vera e propria ancora di salvezza per chi non ha una storia lavorativa alle spalle, come molte casalinghe.

Analizzeremo gli importi aggiornati (che salgono a circa 546€), i nuovi limiti di reddito da rispettare e le regole specifiche per chi è sposato. Ma faremo di più: ti sveleremo dettagli cruciali spesso ignorati, come la regola dei “29 giorni” per chi va all’estero, che può costarti la revoca dell’assegno.

Sei pronto a capire se ne hai diritto? Iniziamo.

I 4 Requisiti Fondamentali per l’Accesso

L’Assegno Sociale non viene erogato a tutti indistintamente. Funziona attraverso un meccanismo differenziale basato sul bisogno economico reale del richiedente. In pratica, lo Stato fissa un’asticella di reddito minimo garantito e interviene finanziariamente solo per coprire la differenza necessaria a raggiungere quella soglia.

Per ottenere la prestazione è necessario rispettare simultaneamente alcuni criteri rigidi, che vengono verificati annualmente dall’INPS. Se anche uno solo di questi requisiti viene meno, il diritto alla prestazione decade.

Il primo paletto fondamentale è l’età anagrafica. Nonostante le discussioni sull’adeguamento alla speranza di vita, per il biennio 2025-2026 l’accesso resta bloccato e fissato a 67 anni compiuti. Questo significa che la domanda può essere inoltrata telematicamente a partire dal giorno successivo al sessantasettesimo compleanno.

Un secondo requisito, spesso sottovalutato ma cruciale, riguarda la cittadinanza e la residenza. Non è sufficiente essere semplicemente residenti in Italia al momento della domanda. La normativa è molto più stringente per evitare il “turismo previdenziale”.

È necessario aver soggiornato legalmente in Italia, in via continuativa, per almeno 10 anni. Per i cittadini extracomunitari, inoltre, è richiesto il possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo (ex carta di soggiorno).

Particolare attenzione va prestata alla regola dei “29 giorni”, una norma che coglie di sorpresa molti pensionati che amano viaggiare o tornare al paese d’origine. La legge impone la residenza effettiva e dimorante in Italia.

Se il titolare dell’assegno si trasferisce all’estero per un periodo superiore a 29 giorni consecutivi, l’INPS sospende immediatamente l’erogazione dell’assegno. Se la permanenza all’estero supera l’anno, la prestazione viene revocata definitivamente e bisognerà rifare la domanda da zero.

Infine, va ricordato l’aspetto più distintivo rispetto alle pensioni previdenziali: non serve aver versato contributi lavorativi. Essendo una prestazione puramente assistenziale a carico della fiscalità generale, l’assegno è strettamente personale e non è reversibile ai superstiti in caso di decesso del titolare.

Importi e Limiti di Reddito (2025-2026)

Il valore economico dell’assegno non è fisso per sempre, ma viene rivalutato ogni anno in base all’inflazione registrata dall’ISTAT, per proteggere il potere d’acquisto degli anziani.

Per l’anno 2025 il valore definitivo è stato fissato a 538,69 euro mensili per 13 mensilità. Per il 2026, le proiezioni basate sui documenti di bilancio indicano un ulteriore rialzo, portando l’importo a 546,24 euro.

Tuttavia, ricevere l’assegno intero non è scontato. Per avere diritto alla prestazione (in misura intera o ridotta), non bisogna superare specifiche soglie di reddito, che variano a seconda dello stato civile del richiedente.

Per i richiedenti non coniugati, il limite di reddito annuo personale per il 2026 è fissato a 7.101,12 euro. Se il reddito è zero, spetta l’assegno intero. Se si possiede un piccolo reddito, l’assegno viene ridotto di conseguenza fino a concorrenza della soglia.

La situazione cambia drasticamente per chi è sposato. In questo caso vige il principio della solidarietà coniugale: il reddito personale si somma a quello del coniuge. Il limite annuo complessivo da non superare sale a 14.202,24 euro per il 2026.

È essenziale sapere cosa rientra nel calcolo. L’INPS conteggia i redditi da lavoro, le pensioni di qualsiasi tipo (incluse quelle estere), gli assegni alimentari e persino i redditi esenti IRPEF.

Esistono però delle eccezioni importanti che “salvano” molti pensionati. Sono infatti esclusi dal conteggio la casa di abitazione principale (la rendita catastale non fa reddito ai fini dell’assegno), l’indennità di accompagnamento per invalidi civili e il Trattamento di Fine Rapporto (TFR).

Casi Pratici: Chi ne ha davvero diritto?

Per comprendere meglio il meccanismo, che può apparire complesso sulla carta, analizziamo tre situazioni reali.

Il primo caso è quello di Carla, 68 anni, vedova. Carla ha dedicato la vita alla famiglia e non ha mai lavorato regolarmente, quindi non ha contributi. Non avendo altri redditi o proprietà oltre alla casa in cui vive, il suo reddito è pari a zero. In questo scenario, Carla riceverà l’assegno sociale in misura piena, ovvero 546,24 euro mensili.

Diverso è il caso di Luigi, celibe, che ha lavorato per pochi anni all’estero e percepisce una piccola pensione straniera di 3.000 euro l’anno. Il suo reddito non è zero, ma è comunque inferiore al limite di 7.101 euro. L’INPS applicherà il calcolo differenziale: pagherà a Luigi la differenza tra il limite annuo e il suo reddito. Luigi riceverà quindi circa 315 euro al mese di integrazione.

Il caso più critico e frequente è quello di Maria, casalinga con reddito personale pari a zero. Maria è sposata con Giovanni, che percepisce una pensione da lavoro di 1.300 euro al mese. Questo porta il reddito familiare annuo a 16.900 euro.

Nonostante Maria non abbia un solo euro di reddito proprio, la legge considera il reddito della coppia. Poiché 16.900 euro superano il limite coniugale di 14.202 euro, Maria purtroppo non avrà diritto all’assegno sociale. Il sistema presuppone che il reddito del marito sia sufficiente al sostentamento di entrambi.

Novità 2026 e Pensioni Anticipate

Il 2026 non porterà solo l’adeguamento all’inflazione, ma anche aumenti strutturali mirati alle fasce più deboli della popolazione anziana.

Una novità importante riguarda la cosiddetta “maggiorazione sociale”. A partire da marzo 2026, questa componente aggiuntiva salirà stabilmente a 20 euro mensili per chi rispetta i requisiti reddituali previsti, offrendo un piccolo ma costante aiuto supplementare.

Esiste inoltre il meccanismo dell'”incremento al milione”, destinato agli over 70 in condizioni di particolare disagio. Chi non ha altri redditi potrà vedere il proprio assegno base integrato fino a raggiungere la soglia di circa 758,31 euro mensili. È importante notare che l’età di 70 anni può essere ridotta fino a 65 anni, scalando un anno per ogni 5 anni di contributi versati in passato.

Un ultimo dettaglio tecnico, spesso ignorato, riguarda i giovani e chi vuole andare in pensione prima dei 67 anni. Per i lavoratori “contributivi puri” (chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996), l’importo dell’Assegno Sociale funge da parametro di sbarramento per l’uscita anticipata.

Per poter andare in pensione a 64 anni, infatti, la legge richiede di aver maturato una pensione pari ad almeno 3 volte l’importo dell’Assegno Sociale. Se i contributi versati non garantiscono questa cifra (circa 1.638 euro mensili), l’uscita anticipata viene bloccata e bisognerà attendere i 67 anni.

La normativa è complessa e le variabili sono molte. Hai dubbi sulla tua situazione reddituale o sui requisiti di residenza?

Per una verifica certa e ufficiale, ti consigliamo di rivolgerti direttamente alla fonte. Puoi prenotare un appuntamento (fisico o telefonico) presso la tua sede territoriale utilizzando il servizio INPS Risponde o tramite il portale ufficiale:

Prenota qui il tuo appuntamento agli sportelli INPS

Autore: CGL