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Sanità sarda: il bluff della CGIL e la deriva privata

L'analisi svela il bluff della CGIL anche in questa delicatissima vertenza. Mentre Fausto Durante e Paolo Dettori si scontrano per visibilità personale, il sistema pubblico scivola verso il privato anche grazie a loro.
Inquadratura di mani maschili che firmano un documento su una scrivania con un faldone rosso istituzionale in un ufficio

La sanità sarda affonda, trascinata anche dall’inerzia di una CGIL incapace di incidere. Mentre i sindacalisti si contendono la scena, il sistema crolla tra liste d’attesa infinite e fuga del personale. Chi osserva da vicino le dinamiche interne all’organizzazione non può non scorgere in quanto sta accadendo una situazione che va ben oltre la semplice mancanza di competenza dei sindacati.

L’erosione del diritto alla salute nell’isola

Il panorama della sanità isolana attraversa oggi una crisi di sistema che non trova precedenti. Tale instabilità, manifestata nel blocco delle prestazioni e nell’obsolescenza dei servizi, si intreccia con il declino del sindacato. Per quanto riguarda la CGIL osserviamo un’organizzazione che si dimostra incapace di incidere realmente sui processi decisionali.

Risulta evidente come le mobilitazioni servano a produrre bollicine mediatiche per distogliere l’attenzione da una realtà amara. L’organizzazione, lungi dal difendere il servizio pubblico, sembra agevolare la transizione verso il sistema privato. Questa strategia di distrazione di massa copre responsabilità politiche profonde.

Fausto Durante: il liberista in abiti da condottiero

L’azione di Fausto Durante si sviluppa lungo una linea di confine ambigua tra collaborazione istituzionale e protesta di facciata. La firma del Patto per la Sanità nell’agosto 2025 con la Giunta regionale rappresenta l’apice di questa deriva. L’accordo si è rivelato una struttura programmatica inutile, priva di cronoprogrammi vincolanti o sanzioni per l’inadempimento.

Gli esperti delle dinamiche sindacali interpretano questa firma come un atto di co-gestione del potere. Fausto Durante indossa i panni del condottiero ma persegue, nei fatti, una linea politica squisitamente liberista.

La sua segreteria sta traghettando il sistema verso il privato, assicurando alla CGIL un posto nei tavoli dei fondi speculativi. Parliamo di realtà che gestiscono miliardi di euro, alimentati proprio dai contributi dei lavoratori come nel caso dei fondi pensione. 

A marzo 2026 abbiamo assistito a un repentina quanto sterile giravolta: ed ecco l’ennesimo ed inutile stato di agitazione gettato come fumo negli occhi. Chi analizza i flussi comunicativi della sigla riconosce in questa manovra un espediente scenico per simulare un contrasto con la Giunta regionale e mascherare una profonda complicità politica con la stessa.

Si tratta di uno strappo solo verbale, utile a nascondere come il sindacato sia parte integrante del sistema che sta smantellando il pubblico.

Emerge qui il paradosso di Durante: la denuncia scenografica convive con l’accettazione dei fondi integrativi sanitari nei contratti di lavoro Questo doppio gioco accelera quella privatizzazione che il sindacato, a parole, giura di combattere.

Una guerra fratricida: il paradosso di agosto 2025

Chi conosce le dinamiche interne alla CGIL rileva nel caso dell’agosto 2025 un’evidente prova di questa deriva. Mentre Fausto Durante brindava soddisfatto alla firma del suo accordo con la Presidente Todde, la segreteria territoriale della FP CGIL lo smentiva categoricamente appena una settimana dopo, proclamando lo stato di agitazione.

Questa divergenza non è frutto di una normale dialettica democratica. Si tratta di una lotta di potere che vede i vertici regionali e territoriali agire come parti isolate. Il risultato è la paralisi dell’azione sindacale, a tutto vantaggio della sanità privata, che attende paziente il collasso definitivo di quella pubblica.

Il quadro che emerge nella gestione di questi rapporti di forza appare, pur in assenza di prove definitive, piuttosto evidente. Si delinea con chiarezza l’ipotesi che sia stato proprio il livello superiore della CGIL sarda a suggerire alla Regione Sardegna di disertare le iniziative organizzate da Paolo Dettori sul territorio.

Questo isolamento forzato della base evidenzia come il vertice sia disposto a sacrificare l’efficacia delle vertenze pur di non concedere visibilità a correnti interne non allineate. In questo clima di sabotaggi e rivalità, la difesa dei lavoratori passa in secondo piano. Il sindacato finisce così per trasformarsi in un terreno di scontro interno, concorrendo all’indebolimento della sanità pubblica.

Paolo Dettori, il megafono afono del Nord Sardegna

Nel quadrante settentrionale dell’isola, l’azione di Paolo Dettori incarna una costante presenza mediatica caratterizzata da toni inutilmente barricaderi. Le denunce di macerie sanitarie non producono cambiamenti tangibili nei processi delle ASL.

L’ultimo esempio di questa impotenza è emerso pochi giorni fa: dopo l’ennesimo fallimento delle iniziative per fermare il declassamento degli ospedali di Tempio e La Maddalena, Dettori ha dichiarato a Tele regione che “il territorio ha preso uno schiaffo”. Una dichiarazione che suona come una resa, confermando l’irrilevanza politica di chi dovrebbe tutelare i cittadini.

Tuttavia, quando Dettori parla di schiaffi ricevuti, chi conosce la gerarchia sindacale sa che dovrebbe volgere lo sguardo dentro la propria organizzazione prima di accusare le istituzioni. Lo “schiaffo” più doloroso sembra arrivare proprio dal centralismo di Fausto Durante, che svuota di significato le lotte territoriali firmando patti privi di sostanza a Cagliari.

La liturgia del megafono utilizzata da Paolo Dettori non sposta gli equilibri perché priva del supporto di un apparato regionale interessato solo alla conservazione del proprio peso politico. Il territorio viene così doppiamente tradito: da una politica regionale sorda e da un sindacato impegnato in una guerra fratricida.

La credibilità della CGIL ha raggiunto il punto più basso della sua storia

La mancanza di coordinamento trasforma la CGIL in un soggetto poco autorevole per affrontare non solo la crisi sanitaria, ma ogni altra vertenza dell’isola. Quando un’organizzazione di tale portata si muove in modo frammentato, perde ogni capacità di negoziare vere soluzioni.

Rileviamo come questi vertici appaiano più interessati a tutelare la propria immagine pubblica che a costruire un fronte comune. Definire demagogica tale condotta è poco. Dinanzi al contrasto tra le grida di protesta e l’immobilità dei servizi ospedalieri, ogni giudizio critico sull’inconsistenza del sindacato rischia di apparire persino benevolo.

Un’evidenza su tutte: nonostante lo stanziamento di 120 milioni di euro per l’abbattimento delle liste d’attesa, i tempi per le prestazioni rimangono proibitivi. La leadership della CGIL non ha ottenuto il “minimo sindacale” nemmeno dopo il collasso tecnologico dei sistemi di prenotazione delle visite. Invece di proporre piani straordinari, si preferisce la retorica della piazza per nascondere il favoreggiamento della sanità privata.

Questo approccio finisce per proteggere le posizioni dei “furbetti”, ma lascia i cittadini sardi soli di fronte a un sistema che di fatto nega il diritto alla salute. Finché operatori e lavoratori non prenderanno piena consapevolezza di questo doppio gioco, difficilmente potrà cambiare qualcosa. Nel frattempo, la sanità pubblica in Sardegna rischia di proseguire la sua lenta deriva verso una privatizzazione sempre più marcata.

Autore: CGL