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Cgil, 70.000 tessere stracciate: la Caporetto di Landini

Mentre il segretario evoca la "rivolta sociale", la base risponde con la disdetta: un'analisi inedita svela come ogni uscita politica di Landini (da Gaza agli scioperi) coincida con un picco di addii. Ecco i numeri dell'emorragia.
Pila di tessere CGIL stracciate e rovinate, simbolo delle disdette di massa

Settantamila. Non è una stima, è un esodo certificato. In poco più di un anno, la CGIL ha subito quella che i numeri descrivono come una vera e propria Caporetto: un esercito di lavoratori che ha deciso di abbandonare la tessera, compilando nero su bianco i moduli di revoca.

Mentre Maurizio Landini arringa le piazze evocando un’improbabile “rivolta sociale”, quella vera si sta consumando silenziosamente, lontano dai riflettori, ma con effetti devastanti per le casse e la credibilità di Corso d’Italia.

La rivolta della carta bollata

Il dato è impressionante, ma va letto in profondità. Tra l’ottobre 2024 e oggi, decine di migliaia di lavoratori hanno voltato le spalle a quello che, storicamente, era il sindacato della povera gente. Oggi, la CGIL appare ridotta al fantasma di sé stessa: un’organizzazione che tenta di mascherare la perdita di influenza nei luoghi di lavoro attraverso una metamorfosi politica che ne ha snaturato la funzione originaria.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un sindacato che agisce come un partito, ma che non riesce più a mobilitare la propria base. Il fallimento del recente referendum ne è stata la prova plastica: un tentativo maldestro di ottenere per via elettorale ciò che non si riesce più a conquistare con la contrattazione.

I numeri del disastro

Questa non è un’opinione, è un’analisi basata su dati proprietari. Da quando è attivo il nostro servizio di assistenza alla disdetta, abbiamo registrato 73.563 cancellazioni.

  • La media: 163 tessere stracciate ogni singolo giorno, festivi inclusi.
  • Il danno economico: Stimiamo una perdita di circa 50.385 euro al giorno di contributi sindacali mancati, per un totale annuo che supera i 18 milioni di euro.

E questi sono solo i dati tracciabili tramite la nostra piattaforma. A questo esercito di “dissidenti” vanno sommate le disdette silenziose che i bilanci ufficiali del sindacato tendono a nascondere. Non è un semplice calo fisiologico: è uno smottamento strutturale.

L’effetto Landini: ogni comizio, un addio

Incrociando le date delle cancellazioni con l’agenda politica del segretario, emerge una correlazione che dovrebbe allarmare qualsiasi dirigente sindacale. I picchi di disdette non sono casuali: coincidono sistematicamente con le “sparate” politiche di Landini. I lavoratori fuggono esattamente quando il segretario smette i panni del sindacalista per indossare quelli del leader geopolitico o del capopopolo.

Ecco i tre momenti che hanno segnato il punto di non ritorno:

  1. Il caso “Flotilla” (+414%): Nella settimana del 29 settembre 2025, Landini lancia la campagna sul Medio Oriente. La risposta della base è brutale: in sette giorni le disdette schizzano del 414,5% rispetto alla media.
  2. La piazza per Gaza (+207%): Settimana del 6 ottobre 2025. Mentre i contratti nazionali attendono rinnovi e i salari sono erosi dall’inflazione, la CGIL scende in piazza per la politica estera. Risultato: le revoche raddoppiano. Il messaggio è chiaro: il sindacato deve difendere il salario, non fare politica internazionale.
  3. Lo sciopero boomerang (+201%): Dicembre 2025. Lo sciopero generale contro la manovra economica, concepito come prova di forza, si trasforma in un autogol. Invece di aderire allo sciopero, i lavoratori aderiscono alla disdetta.
Analisi Disdette CGIL

L’onda delle disdette CGIL 2025

Analisi degli eventi scatenanti e impatto percentuale sulle revoche.
Totale Revoche OLTRE 73.000
Sciopero Flotilla 29/09
+415%
Manifestazione per Gaza 06/10
+207%
Sciopero Generale CGIL 08/12
+202%
Procl. Sciopero 12 Dicembre 10/11
+191%
Referendum CGIL 09/06
+171%
Manif. “Democrazia al Lavoro” 27/10
+166%
Mobilitazioni Pro Gaza 22/09
+161%
Finta aggressione Fascista CGIL 21/04
+124%
Manifestazione “Fermiamo le barbarie” 08/09
+108%

La questione morale

C’è un ultimo dato che pesa come un macigno. Settimana del 21 aprile 2025: i giorni della denuncia di un’aggressione a un sindacalista CGIL, poi smentita dalle ricostruzioni. In quel frangente, la fiducia è crollata: +123,8% di cancellazioni. I lavoratori perdonano gli errori, ma non le strumentalizzazioni.

Conclusioni: una trasformazione irreversibile

Quei 73.000 moduli scaricati sono la prova che la base ha compreso la nuova natura della CGIL: un apparato sempre più autoreferenziale, utile come trampolino politico per i vertici, ma distante anni luce dai problemi della fabbrica e dell’ufficio. Chi resta, spesso lo fa per inerzia o timore. Chi se ne va, ha scelto di smettere di finanziare una linea politica che non lo rappresenta più.

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Autore: CGL