Home » L’opinione » Clamoroso: la CGIL si mette in manutenzione straordinaria
L’opinione
5 min lettura

Clamoroso: la CGIL si mette in manutenzione straordinaria

Conti CGIL, la scatola nera di Landini: bilanci fantasma e ritorsioni contro chi chiede chiarezza sui conti. L'inchiesta svela come il sindacato che chiede legalità, mentre incassa milioni dalle tasse dei cittadini, perseguita i lavoratori che osano vederci chiaro.
Primo piano di documenti sindacali bloccati con nastro rosso e mano; sullo sfondo laptop con immagine Ponte Morandi

Il sindacato invoca ridicolmente la manutenzione straordinaria dei suoi siti web per nascondere l’omissione dei bilanci come nei casi scandalosi di Genova e Cagliari. Poiché la CGIL è una Confederazione con fondo comune, l’opacità territoriale impedisce la trasparenza sull’intera organizzazione, obbligando le amministrazioni pubbliche a sospendere i finanziamenti plurimilionari.

Il silenzio della CGIL nazionale

Il problema della legalità contabile non è un fenomeno locale limitato a Genova o Cagliari, ma un’omissione che parte direttamente dai vertici nazionali guidati da Maurizio Landini. La CGIL è una Confederazione regolata da un fondo comune unitario e indivisibile, del quale il bilancio nazionale non rende adeguatamente conto agli iscritti e ai cittadini.

Se la struttura centrale non pubblica rendiconti chiari e completi sull’ammontare complessivo delle risorse gestite, e non lo fanno nemmeno le strutture territoriali, viene meno l’osservanza della legge.

Secondo gli Articoli 36 e 37 del Codice Civile, gli amministratori hanno l’obbligo di rendiconto verso ogni associato sull’intero patrimonio associativo, principio calpestato da un sistema di segretezza che investe l’intero apparato.

La trovata della manutenzione straordinaria dei portali web, comunicata a un iscritto poi espulso, appare una farsa per nascondere la vera portata del fondo comune. Questa opacità impedisce di verificare il patrimonio reale e il numero effettivo degli iscritti, peraltro decisivi per il peso democratico dei delegati ai congressi.

Non può esistere chiarezza finanziaria: se anche una sola struttura territoriale o nazionale occulta i propri conti, l’intera Confederazione diventa inadempiente rispetto alle leggi dello Stato.

La democrazia sindacale risulta così impraticabile, poiché l’oscurità contabile della “testa” impedisce la visione d’insieme richiesta sia dallo Statuto interno sia dalla normativa nazionale sulla trasparenza.

La responsabilità delle amministrazioni

L’erogazione di contributi pubblici richiede il rispetto integrale della legalità da parte dell’organizzazione beneficiaria, senza eccezioni territoriali. La Legge 124/2017 stabilisce un nesso giuridico tra il beneficio economico e l’obbligo di pubblicità dei rendiconti.

Poiché la CGIL opera con un fondo comune unitario, l’inadempienza nazionale e della quasi totalità delle sue articolazioni locali rende l’intera Confederazione non idonea a gestire risorse collettive. Ne consegue che ogni amministrazione pubblica ha il dovere giuridico di sospendere le erogazioni verso qualsiasi ramo dell’organizzazione finché non sia ripristinata la pubblicità totale dei conti. Finanziare un sindacato che non rispetta le leggi dello Stato configura un rischio concreto di danno erariale per i funzionari pubblici.

Per esempio, i rimborsi per le pratiche assistenziali, come i 5,80 euro per ogni istanza di maternità vedi lo (Schema di convenzione Comune di Genova), deve poggiare su una base di verificabilità assoluta.

Senza la pubblicazione dei bilanci, viene negato ai cittadini il diritto fondamentale di sapere come vengono impiegati i soldi delle loro tasse da parte del sindacato. Proseguire nel finanziamento di un ente inadempiente rispetto agli obblighi di trasparenza espone direttamente le giunte locali al rischio di contestazioni e sanzioni da parte della Corte dei Conti per omessa vigilanza sulla destinazione del denaro erariale.

Il dovere del Comune di Genova e l’ombra sui bilanci

Il sindaco di Genova Silvia Salis, promuovendo il modello della “casa di vetro”, assume una precisa responsabilità giuridica verso la cittadinanza. Tale impostazione richiede una vigilanza rigorosa su tutti i soggetti privati che percepiscono risorse dalle casse comunali.

Appare dunque illegittimo che Palazzo Tursi mantenga convenzioni economiche con una struttura sindacale che sottrae i propri conti al controllo pubblico da oltre 7 anni.

La sospensione cautelativa delle erogazioni non è una scelta politica, ma un atto di autotutela amministrativa necessario per prevenire danni erariali. Un sindacato che dichiara una “manutenzione perenne” dei propri siti per eludere gli obblighi di legge non può essere destinatario di fondi pubblici.

Il contrasto tra il rigore imposto ai funzionari pubblici e la discrezionalità concessa ai dirigenti sindacali è oggi giuridicamente insostenibile. Se l’amministrazione comunale pubblica ogni singola voce di spesa elettorale e patrimoniale, non esistono ragioni tecniche che giustifichino il silenzio della CGIL.

Questa attività commerciale mascherata da servizio sociale richiede una trasparenza speculare a quella della Pubblica Amministrazione erogatrice. Il sindaco Salis, per coerenza con la propria “operazione verità”, dovrebbe valutare il blocco dei flussi finanziari finché la CGIL non dimostrerà di rispettare integralmente le leggi dello Stato, rendendo consultabile il proprio bilancio in ogni sua articolazione in ogni parte della Penisola a tutti i lavoratori e cittadini.

L’oscurantismo sindacale

Il confronto tra l’efficienza e l’oscurantismo sindacale scivola nel ridicolo quando si sovrappone la cronaca web alla storia recente di Genova. Per edificare il viadotto San Giorgio, dalle macerie del ponte Morandi all’inaugurazione del 3 agosto 2020, sono trascorsi meno di 2 anni. Risulta inaccettabile che la “manutenzione” di un portale informatico richieda oltre 7 anni, restando tuttora incompiuta.

Nello stesso arco temporale in cui la città completava una ricostruzione record in appena 19 mesi, l’organizzazione sindacale non riusciva a caricare un semplice documento digitale.

Abbiamo e stiamo esistito a qualcosa di incredibile: mentre Genova sollevava piloni e acciaio, si consumava il crollo della credibilità della CGIL di Fabio Marante, che nella duplicità dei ruoli tra Segretario Organizzativo e Presidente del Comitato di Garanzia attesta la compromissione del sistema di giustizia interno alla CGIL.

L’inserimento di un PDF richiede pochi minuti: questa sproporzione cronologica smaschera la natura pretestuosa di “guasti digitali permanenti” che offendono l’intelligenza dei contribuenti e sottraggono i flussi finanziari al controllo degli iscritti.

L’espulsione come ritorsione

La ritorsione contro il dissenso interno ha assunto i connotati brutali dell’epurazione: l’iscritto che ha osato pretendere la pubblicazione dei bilanci è stato rimosso dall’organizzazione. Questa azione punitiva calpesta il diritto degli associati a conoscere la destinazione del fondo comune nazionale e svela una deriva autoritaria volta a proteggere i dirigenti responsabili.

Non si tratta di un casuale rimpallo di responsabilità, ma di una studiata sinergia tra gli organismi di controllo e la giustizia interna della CGIL documentati in una molteplicità di casi incredibili. Questi organi agiscono persino eludendo le sentenze dalla magistratura. Operano come un filtro ermetico per bloccare ogni istanza di legalità e trasparenza sollevata dai lavoratori contro la conduzione opaca e illegale della CGIL di Maurizio Landini.

Se il Presidente del Comitato di Garanzia, Fabio Marante, coincide con il Segretario Organizzativo inadempiente, il meccanismo di controllo si trasforma in uno strumento di imposizione e conservazione del potere fine a se stesso. La magistratura ordinaria potrebbe presto essere chiamata ancora una volta a fare luce.

Una cosa è certa, i vertici hanno eretto barriere contro la pubblicazione pubblica dei bilanci. Solo un ripristino totale della trasparenza può arrestare questa emorragia di legittimità che colpisce il sindacato in tutto il territorio nazionale.

Autore: CGL