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Chimica Verde Porto Torres: farsa Mimit e macerie CGIL

Cabina di regia al Mimit il 3 novembre sulla Chimica Verde a Porto Torres: quindici anni di promesse sepolte, il fallimento storico del Protocollo 2011 e l'auspicio di una vera svolta sindacale per la nuova segretaria Simona Fanzecco.
Illustrazione satirica sulla fine della Chimica Verde a Porto Torres: impianti industriali in rovina e sala riunioni del Mimit.

Chimica Verde Porto Torres: il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) ha convocato per il 3 novembre la nuova cabina di regia sulla vertenza industriale. Una data curiosa, perché arriva il giorno dopo la Commemorazione dei defunti. Per una vertenza che da quindici anni riesuma promesse sepolte e progetti fantasma, la coincidenza non sembrerebbe una beffa del calendario, ma un segnale politico chiarissimo.

La notizia della convocazione al Mimit è stata diffusa con la consueta propaganda sindacale per far credere ai sardi che la crisi del polo industriale di Porto Torres sia finalmente arrivata a una svolta. In realtà, questo vertice romano rappresenta soltanto l’ennesimo tentativo di coprire il fallimento di un progetto industriale mai decollato sul territorio.

Dopo quindici anni di chiacchiere inconcludenti, le fabbriche restano chiuse e la popolazione continua a pagare le conseguenze di scelte drammaticamente sbagliate.

I vertici sindacali continuano a considerare aperta una vertenza che, nei fatti, è stata affossata proprio dagli accordi privi di tutele per il territorio.

Coloro che accolsero trionfalmente quell’intesa senza garanzie hanno dimostrato di aver chiuso il proprio cervello in una stanza senza alcuna uscita.

Chi oggi guida il sindacato rifiuta di ammettere la realtà per non dover spiegare ai lavoratori il motivo per cui gli investimenti promessi da ENI non sono mai arrivati. Questa gabbia mentale impedisce loro di prendere atto della sconfitta e continua a produrre illusioni dannose per l’economia di tutto il Nord Sardegna.

Il territorio turritano non ha bisogno di altre passerelle istituzionali nelle stanze del potere romano, ma pretende risposte trasparenti e impegni vincolanti. Continuare a inseguire il fantasma della Chimica Verde a Porto Torres significa soltanto rinviare la ricerca di soluzioni concrete per la riqualificazione industriale e le bonifiche ambientali.

La storia di questi quindici anni dimostra che gli slogan di Corso d’Italia e di via Rockefeller servono solo a tutelare l’immagine delle burocrazie di apparato. È giunto il momento di rompere questo muro di finzione per dire la verità ai cittadini e ai lavoratori penalizzati da troppe menzogne.

Protocollo 2011: il sostegno di Muretti e il caso ENI

Nel 2011 l’attuale segretario della Camera del Lavoro di Sassari, Massimiliano Muretti, allora responsabile della categoria dei chimici della CGIL (Filctem) sul territorio, fu il principale sponsor e difensore politico di quel Protocollo sulla Chimica Verde, blindando le scelte aziendali contro ogni legittimo dubbio.

Quell’entusiasmo sconsiderato dovrebbe oggi farlo vergognare profondamente sul piano politico di fronte alle centinaia di lavoratori costretti a perdere l’occupazione o a emigrare. L’accordo fu firmato senza prevedere alcuna penale e senza garanzie vincolanti sugli investimenti, lasciando ENI libera di spegnere la chimica tradizionale in cambio di nulla.

In quel clima di generale conformismo sindacale, le uniche voci che si alzarono con coraggio furono quelle di Antonio Rudas, Salvatore Frulio e Giovanni Piras. Anche per aver contestato quell’accordo furono espulsi dal sindacato e Rudas fu persino licenziato. Definire pubblicamente quell’intesa una vera porcheria, priva di tutele, costò loro caro.

Anni dopo, la magistratura dichiarò illegittimi il licenziamento e le espulsioni dalla CGIL. Ma nessuna espulsione è riuscita a mettere a tacere la loro voce. Non hanno mai deposto le armi e la loro battaglia continua ancora oggi dall’esterno del sindacato, con la stessa determinazione con cui denunciarono fin dall’inizio il fallimento di un accordo che ha lasciato sul territorio soltanto macerie industriali e sociali.

Perfino Tore Corveddu, storico dirigente dei chimici, ha dovuto ammettere con quindici anni di ritardo che quell’operazione fu un trucco. L’ammissione tardiva di Corveddu confermò quello che molti lavoratori sapevano già da tempo, ovvero che le promesse sulla riconversione industriale erano del tutto illusorie.

Mentre Rudas, Frulio e Piras pagavano di persona per la loro coerenza, Massimiliano Muretti faceva carriera politica all’interno dell’apparato e oggi pretende di vestire i panni del salvatore di una vertenza morta e sepolta da tempo. Questa sua palese posizione dimostra la profonda crisi etica di un gruppo dirigente che non sa riconoscere i propri imperdonabili errori del passato.

Tavolo Mimit del 3 novembre e propaganda CGIL Sassari

Il 3 novembre Massimiliano Muretti salirà di nuovo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per partecipare alla seduta della cabina di regia sulla Chimica Verde. Ci chiediamo cosa possa portare a casa da Roma un dirigente che quindici anni fa sostenne politicamente la chiusura degli impianti senza alcuna tutela occupazionale.

Ritornerà forse con le solite promesse sbandierate ai quattro venti per alimentare la propaganda della CGIL anche per i prossimi quindici anni? I lavoratori sardi sono stanchi di verbali d’intesa infruttuosi e di foto ricordo scattate nei palazzi della capitale per finalità puramente d’immagine.

Recentemente la CGIL di Sassari ha perfino diffidato il Presidente del Consiglio per contestare la mancata convocazione di questo inutile tavolo ministeriale. Si tratta di una manovra mediatica volta a spostare l’attenzione dalle precise responsabilità del sindacato nei confronti del disastro industriale turritano.

Per quale motivo Massimiliano Muretti e Fausto Durante non hanno diffidato l’ENI, che non ha rispettato gli impegni assunti con il territorio? La risposta è evidente, dato che l’accordo del 2011 fu sottoscritto senza alcuna clausola di salvaguardia giuridicamente esigibile.

Questi dirigenti d’apparato preferiscono la scorciatoia delle polemiche politiche piuttosto che ammettere di aver voluto e sostenuto un testo privo di garanzie e strumenti sanzionatori. In questo modo la vertenza viene trasformata in uno show permanente che serve soltanto a garantire la loro sopravvivenza burocratica.

Il prezzo di questo teatrino viene pagato interamente dai lavoratori, che vedono svanire la possibilità di una vera ripresa economica e occupazionale. Porto Torres ha già concesso fin troppo a questa classe dirigente e oggi esige chiarezza assoluta su ogni singolo documento del passato.

Simona Fanzecco e l’auspicio di una svolta nella CGIL

C’è da augurarsi che la nuova segretaria regionale della CGIL Sardegna, Simona Fanzecco, trovi il coraggio per mettere finalmente fine a questa farsa. La Fanzecco dovrebbe avere la forza politica di dichiarare ufficialmente chiusa una vertenza che ha prodotto soltanto macerie sociali e industriali.

Dichiarare la fine dell’illusione della Chimica Verde a Porto Torres rappresenta il primo passo indispensabile per restituire credibilità e dignità all’azione del sindacato. Solo interrompendo la liturgia dei tavoli infruttuosi si potrà iniziare a costruire un percorso vertenziale del tutto nuovo e autenticamente realistico.

Occorre impostare una trattativa credibile e trasparente, capace di risarcire un territorio devastato dalle scelte compiute da dirigenti dimostratisi del tutto incapaci. I sardi chiedono interventi certi sulla bonifica dei suoli inquinati e risorse dirette e immediate per creare nuove opportunità di lavoro stabili.

Il Nord-Ovest dell’isola ha già pagato un tributo altissimo in termini di disoccupazione e patologie sanitarie dovute all’inquinamento mai risanato. Servono impegni finanziari esigibili e progetti sostenibili invece di continuare a propinare alle famiglie la minestra riscaldata delle vecchie promesse.

Simona Fanzecco si trova di fronte a una scelta storica che, a nostro parere, segnerà l’avvio concreto del suo mandato alla guida del sindacato sardo. Rimanere schiacciata sulle posizioni di Muretti significa condannare l’organizzazione all’irrilevanza e alla perdita definitiva di fiducia dei lavoratori.

Avere il coraggio di voltare pagina e accertare le responsabilità interne darà al sindacato la forza per difendere davvero il lavoro. I cittadini e le maestranze di Porto Torres attendono una svolta radicale per uscire finalmente da quindici anni di buio e propaganda. Senza scrivere la parola “Fine” a questa ignobile storia non ci potrà mai essere un nuovo inizio.

Autore: CGL
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