ROMA – Non è bastata una battaglia legale durata anni, né il ricorso all’ultimo grado di giudizio. La CGIL, il sindacato che fa della difesa dei lavoratori il suo vessillo, ha dovuto alzare bandiera bianca davanti alla Suprema Corte di Cassazione e, infine, subire l’onta del pignoramento dei conti correnti. Al centro del contendere: le spettanze non pagate a un ex dipendente. Un paradosso che oggi ha un prezzo preciso, messo nero su bianco da un’ordinanza del Tribunale di Roma che non ammette repliche.
La disfatta in Cassazione: il ricorso “inammissibile”
La vicenda giudiziaria è un calvario di sentenze che hanno visto l’organizzazione di Corso d’Italia uscire sconfitta su tutti i fronti. Dopo che la Corte d’Appello di Roma, nel 2022, aveva già condannato la confederazione a pagare oltre 52.000 euro (più rivalutazione e interessi), i vertici sindacali avevano tentato l’ultima carta: il ricorso in Cassazione.
La risposta degli “Ermellini” è stata una doccia fredda. Con l’ordinanza, la Sezione Lavoro della Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando pure il sindacato al pagamento di ulteriori 5.500 euro di spese legali. Un verdetto che ha messo la parola fine a ogni possibile resistenza, rendendo il debito non più discutibile.
Conti pignorati presso Monte dei Paschi di Siena: lo scacco matto
Nonostante la sentenza definitiva, il pagamento spontaneo non deve essere arrivato, tanto da costringere l’ex dipendente a passare alle maniere forti: il pignoramento presso terzi.
Il Giudice dell’esecuzione del Tribunale di Roma ha rotto gli indugi con un’ordinanza che non lascia spazio a repliche, ordinando alla banca Monte dei Paschi di Siena di versare direttamente al creditore le somme dovute.
Con questo provvedimento dello scorso settembre, il “sindacato dei diritti” è stato condannato a pagare cifre pesantissime per chiudere una pendenza lavorativa che si trascinava ormai da troppo tempo.
Dalle carte del tribunale emerge uno spaccato impietoso:
- 126.763,74 euro: è la cifra che era stata inizialmente richiesta con l’atto di precetto.
- 96.501,03 euro: la somma finale assegnata dal Giudice per chiudere il conto, dopo che il lavoratore ha rinunciato agli interessi moratori pur di incassare il dovuto.
- 4.713,06 euro: l’ulteriore esborso per le spese di esecuzione che il sindacato dovrà coprire.
Dalle piazze alle aule di giustizia
Il contrasto è stridente. Mentre il sindacato annuncia scioperi e mobilitazioni contro i ritardi nei pagamenti e per la tutela dei contratti, i suoi legali cercavano di convincere i giudici a non pagare un proprio ex collaboratore.
Il Tribunale ha accertato che sul conto pignorato c’erano oltre 190.000 euro, liquidità che ora verrà utilizzata forzosamente per onorare quella firma mai messa su un bonifico spontaneo. Una vicenda che non è solo una sconfitta economica, ma un pesantissimo danno d’immagine per chi, ogni giorno, chiede il rispetto dei diritti dei lavoratori.


