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CGIL in piazza e fondi pensione armati: l’inchiesta che imbarazza Landini e De Palma.

Il 3 ottobre 2025 la CGIL scioperava contro Israele, mentre il fondo pensione Cometa deteneva azioni Leonardo, gruppo attivo nel settore degli armamenti e nei rapporti militari con Israele. Un’inchiesta che chiama in causa Landini e De Palma.
Nome file SEO: `guerra-o-pace-landini-de-palma-cometa-leonardo-israele.webp` CGIL, Cometa e Leonardo: il contrasto tra lo sciopero per Gaza e gli investimenti del fondo pensione nell’industria della difesa legata a Israele.

Un anno fa un sindacato italiano, la CGIL, chiamava i lavoratori allo sciopero generale contro un governo straniero, quello israeliano. Era il 3 ottobre 2025. La CGIL disponeva di fermarsi per Gaza e in difesa della Global Sumud Flotilla. Migliaia di lavoratori raccolsero quell’appello, lasciarono il posto di lavoro e rinunciarono a una giornata di salario.

Tra questi c’erano anche migliaia di metalmeccanici. Prima dello sciopero generale, con Maurizio Landini in prima linea nella regia politica e mediatica della mobilitazione, la FIOM aveva già proclamato quattro ore di sciopero per Gaza. Chiedeva al Governo italiano e all’Unione Europea la sospensione dei rapporti commerciali e militari con Israele. Per molti lavoratori, la mobilitazione si tradusse in dodici ore di salario lasciate sul tavolo per una ragione precisa: fermare l’ingranaggio che alimentava la guerra.

Ma c’è una storia, sepolta sotto la polvere di verbali e bilanci, che quei lavoratori, quasi certamente, non conoscevano e probabilmente ancora ignorano. La FIOM era presente nel Consiglio di amministrazione di Cometa, il Fondo pensione nazionale dei metalmeccanici. 

Proprio mentre il sindacato chiedeva di fermare gli affari militari con Israele, nel patrimonio azionario del Fondo figurava Leonardo, uno dei maggiori gruppi italiani dell’aerospazio, della difesa e della sicurezza. La stessa società documenta nei propri atti rapporti commerciali con Israele nel settore militare. È da questo intreccio che prende vita la nostra inchiesta.

La Cometa che non splende per la pace

I contributi e il TFR versati a Cometa vengono investiti sui mercati per rafforzare le future pensioni dei lavoratori. Non restano fermi in un cassetto: sono risparmi accumulati mese dopo mese, sottraendo una parte del salario alle spese quotidiane. Le scelte d’investimento del Fondo riguardano quindi direttamente chi vi affida una parte del proprio futuro previdenziale.

Un documento ufficiale di Cometa, relativo al voto nell’assemblea degli azionisti di Leonardo del 26 maggio 2025, contiene due indicazioni significative. Nel testo si rilevava che, nel 2024, il settore della difesa aveva generato il 72% dei ricavi del gruppo. Definiva inoltre quei comparti «altamente controversi dal punto di vista ambientale e sociale».

Eppure, in occasione di quell’assemblea, Cometa votò a favore di tutti i punti all’ordine del giorno. Il Fondo riconosceva dunque la particolare controversia del settore, ma sostenne tutte le proposte sottoposte al voto degli azionisti. 

È un dato documentale che merita di essere esaminato, soprattutto alla luce delle posizioni pubbliche assunte dalla FIOM. Ed è proprio nei vertici di Cometa che incontriamo una nostra vecchia conoscenza: Mirco Luigi Rota. Dal febbraio 2025, Rota siede nel Consiglio di amministrazione del Fondo in rappresentanza dei lavoratori e risulta tuttora in carica. 

La sua presenza introduce un elemento ulteriore: quello della rappresentanza di categoria all’interno dell’organismo chiamato ad amministrare i risparmi previdenziali dei metalmeccanici.

Leonardo, Israele e il silenzio da chiarire

I rapporti militari con Israele non sono una deduzione giornalistica. Nei documenti societari pubblicati nel 2026 e relativi all’esercizio 2025, Leonardo conferma relazioni commerciali con il Ministero della Difesa israeliano. Tra le attività indicate figurano contratti relativi al supporto tecnico e logistico della flotta dei jet addestratori M-346. La società precisa inoltre che alcuni di quei contratti erano ancora in esecuzione.

Il contrasto con le richieste avanzate dalla FIOM è evidente. Nel settembre 2025 il sindacato aveva proclamato quattro ore di sciopero per Gaza e chiesto la sospensione dei rapporti commerciali e militari con Israele. 

Il 3 ottobre, la CGIL aveva poi chiamato i lavoratori allo sciopero generale. Nel frattempo, il Fondo pensione della categoria deteneva azioni di una società che documentava rapporti militari con lo stesso Paese.

A questo punto abbiamo cercato nella documentazione pubblica eventuali iniziative della FIOM all’interno di Cometa. Abbiamo verificato se risultassero richieste di esclusione di Leonardo dal patrimonio, proposte di disinvestimento o interventi per escludere le aziende coinvolte nella produzione e nella fornitura di armamenti a Israele.

Dalla documentazione esaminata non emergono atti che attestino iniziative di questo tipo. Non abbiamo trovato richieste formali della FIOM per modificare gli investimenti di Cometa alla luce dei rapporti militari con Israele documentati da Leonardo. 

Questo non dimostra che la questione non sia mai stata discussa in altre sedi, ma pone una domanda alla quale sarebbe importante rispondere attraverso documenti verificabili.

Come è possibile che Michele De Palma, segretario generale della FIOM, e Maurizio Landini, alla guida della CGIL, non abbiano affrontato pubblicamente una contraddizione tanto clamorosa in casa propria? 

Anche concedendo loro il beneficio della buona fede, resta una questione difficile da ignorare: se erano a conoscenza della situazione, perché non l’hanno denunciata? Se invece non ne erano a conoscenza, è legittimo domandarsi se siano all’altezza delle responsabilità che ricoprono.

Povero vecchio Cipputi

Ed eccoci a te, lavoratore. Hai scioperato e rinunciato a una parte del salario per sostenere una mobilitazione che chiedeva di fermare i rapporti militari con Israele. Lo hai fatto convinto che il sindacato agisse per una causa importante e per tutelare i tuoi interessi.

Ma sapevi che il Fondo destinato alla tua pensione deteneva azioni di una società attiva nell’industria degli armamenti? Sapevi che quella società documentava rapporti commerciali con il Ministero della Difesa israeliano? E ti è mai stato spiegato quali iniziative siano state assunte, all’interno del Fondo, per verificare la coerenza di quegli investimenti con le posizioni pubbliche della FIOM?

Non si tratta di mettere sullo stesso piano uno sciopero e una decisione d’investimento. Si tratta di capire se alle richieste avanzate nelle piazze siano corrisposte iniziative nelle sedi in cui si amministrano i risparmi previdenziali della categoria.

È facile salire su un palco e chiedere a un operaio di incrociare le braccia. È molto più scomodo rendere conto delle scelte compiute negli organismi che amministrano i suoi risparmi. È proprio su questo terreno che la documentazione pubblica esaminata non offre, finora, le risposte che sarebbe legittimo attendersi.

Un anno dopo, resta da chiarire se la FIOM abbia affrontato la questione all’interno di Cometa e, in caso affermativo, con quali iniziative e risultati. La domanda conclusiva è inevitabile: la coerenza contro gli affari militari con Israele valeva soltanto fuori dalla porta di Cometa?

Nota a margine

Il fatto che, nel corso della nostra ricerca, non abbiamo trovato documenti capaci di attestare la correttezza e la coerenza delle scelte della CGIL e della FIOM rispetto agli investimenti di Cometa in Leonardo, non significa necessariamente che tali documenti non esistano. Per questo invitiamo chiunque ne sia eventualmente in possesso, comprese le organizzazioni sindacali interessate, a fornirceli. Li esamineremo e, qualora risultassero pertinenti e verificabili, provvederemo a integrare l’articolo, dando spazio agli elementi documentali che dovessero emergere. La nostra inchiesta rimane aperta: non pretendiamo di avere già tutte le risposte, ma riteniamo doveroso cercarle e pubblicare ogni elemento utile a fare chiarezza.

Autore: CGL
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