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Sardegna colonia energetica: arriva la Fanzecco

La Sardegna produce più energia di quella che consuma, mentre cresce la pressione per nuovi impianti. Ma qual è il limite sostenibile per l'isola? E quale ruolo deve assumere la CGIL davanti alle scelte di Regione e Governo?
Sardegna tra energia e tutela del territorio

La nomina di Simona Fanzecco alla guida della CGIL Sardegna arriva in uno dei momenti più difficili della storia economica e sociale dell’isola. La Sardegna continua a fare i conti con gli storici svantaggi dell’insularità: trasporti inadeguati e costosi, prezzi dell’energia che penalizzano la competitività delle imprese, una crisi industriale che dagli anni Novanta del secolo scorso ha progressivamente fatto precipitare il sistema produttivo, lo spopolamento e l’emigrazione di migliaia di giovani.

I segretari che l’hanno preceduta, Enzo Costa, Michele Carrus e Fausto Durante, hanno affrontato alcune delle più complesse vertenze industriali dell’isola, senza però vederne la soluzione. Infatti, il Sulcis, Porto Torres e altri poli produttivi attendono ancora risposte concrete.

La nuova segretaria eredita quindi una stagione difficile. Riuscirà a dare quella svolta che lavoratori, imprese e territori attendono dagli anni Novanta? Saranno i fatti a rispondere. Noi proveremo a verificarli, affrontando una alla volta le principali questioni che continuano a segnare il futuro della Sardegna. La prima riguarda l’energia.

La nuova questione sarda

Per decenni il dibattito sullo sviluppo della Sardegna si è concentrato sugli effetti dell’insularità. Il costo e l’inadeguatezza dei trasporti, la continuità territoriale, il prezzo dell’energia e le difficoltà logistiche hanno limitato la competitività delle imprese e frenato lo sviluppo industriale dell’isola.

Negli ultimi anni, però, è emersa una questione nuova che non sostituisce i problemi storici, ma si aggiunge ad essi. Mentre la Sardegna continua a convivere con una crisi industriale mai superata, il suo ruolo nel sistema energetico nazionale è diventato sempre più strategico.

L’isola produce già oggi più energia elettrica di quella che consuma ed esporta una parte significativa della propria produzione verso la penisola. Con il completamento del Tyrrhenian Link e con i numerosi progetti eolici e fotovoltaici in fase di autorizzazione, questa capacità è destinata ad aumentare ulteriormente.

È proprio qui che nasce la domanda alla quale questa inchiesta intende dare una risposta. Se la Sardegna produce già un surplus di energia, qual è la soglia oltre la quale la realizzazione di nuovi impianti non risponde più alle esigenze ed agli interessi dell’isola, ma diventa prevalentemente destinata ad alimentare la rete elettrica nazionale?

Non è una domanda contro la transizione ecologica, né contro lo sviluppo delle fonti rinnovabili, che pure si portano appresso non poche contraddizioni. È una domanda di equilibrio. Ogni territorio è chiamato a contribuire alla sicurezza energetica del Paese, ma è altrettanto legittimo chiedersi quale sia il limite oltre il quale tale contributo non trovi più una corrispondenza nelle esigenze e negli interessi della Sardegna, del suo sistema produttivo e delle sue prospettive di sviluppo economico e sociale

Quanta energia serve realmente alla Sardegna?

Ogni scelta di politica energetica dovrebbe partire da una domanda tanto semplice quanto fondamentale: di quanta energia ha realmente bisogno la Sardegna per sostenere i consumi delle famiglie, delle imprese e dei servizi pubblici, ma anche il rilancio del proprio sistema industriale?

È un interrogativo che dovrebbe precedere qualsiasi decisione sulla realizzazione di nuovi impianti. Prima si definisce il fabbisogno energetico dell’isola. Solo dopo si stabilisce quanta ulteriore capacità produttiva sia realmente necessaria.

Nel dibattito pubblico, però, questa domanda è rimasta spesso sullo sfondo. Si discute di aree idonee, autorizzazioni, impatto ambientale, eolico e fotovoltaico, ma raramente si parte dal dato più importante: quanta energia serve realmente alla Sardegna e quanta, invece, viene prodotta oltre il suo fabbisogno?

Per rispondere a questa domanda abbiamo ricostruito il bilancio energetico dell’isola utilizzando i dati ufficiali disponibili. Solo partendo dai numeri è possibile comprendere se l’attuale capacità produttiva sia proporzionata alle esigenze della Sardegna oppure se stia assumendo una funzione sempre più orientata a soddisfare il fabbisogno della rete elettrica nazionale.

Bilancio energetico della Sardegna nel 2026 elaborato su dati ufficiali Terna 2024: fabbisogno, produzione elettrica, surplus rispetto al fabbisogno e saldo con le altre regioni italiane.

I dati ufficiali di Terna evidenziano che nel 2024 la Sardegna ha prodotto energia elettrica in misura superiore al proprio fabbisogno. È da questo elemento oggettivo che prende avvio la nostra analisi. Il tema non è stabilire se la transizione energetica sia necessaria, ma comprendere quale livello di produzione risponda realmente alle esigenze dell’isola e quale quota sia invece destinata ad alimentare il sistema elettrico nazionale.

La Sardegna non è l’unica, ma è un caso unico

Il bilancio energetico della Sardegna rappresenta il punto di partenza della nostra analisi, ma da solo non è sufficiente per comprendere il ruolo dell’isola nel sistema elettrico nazionale. Per valutare la reale portata del surplus produttivo è necessario confrontare questi dati con quelli delle altre Regioni italiane.

Ogni Regione presenta caratteristiche economiche, industriali e demografiche diverse. Alcune consumano più energia di quella che producono, altre raggiungono un sostanziale equilibrio, mentre alcune registrano un saldo positivo e contribuiscono al fabbisogno della rete nazionale.

È proprio questo confronto che consente di capire che cosa distingue la Sardegna dalle altre Regioni che producono più energia di quella che consumano. Il surplus, infatti, non è una caratteristica esclusivamente sarda. Ciò che rende particolare la condizione dell’isola è l’insieme dei fattori che la caratterizzano: l’insularità, la struttura della rete elettrica, la distanza dai principali centri di consumo e il ruolo che le viene assegnato nel sistema energetico nazionale.

Per questo motivo abbiamo ricostruito il bilancio energetico delle Regioni italiane utilizzando gli stessi criteri di lettura adottati per la Sardegna. Il confronto omogeneo dei dati permette così di distinguere ciò che la Sardegna condivide con altre Regioni da ciò che rende invece specifica la sua posizione nel sistema elettrico italiano.

Confronto tra produzione, consumi e saldo energetico delle regioni italiane con evidenza del surplus della Sardegna.

La Sardegna non è l’unica Regione italiana a produrre più energia di quella che consuma. Anche Puglia e Calabria registrano un saldo energetico positivo, mentre Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia-Romagna e gran parte delle Regioni del Centro-Nord presentano un deficit energetico e dipendono dagli scambi con la rete elettrica nazionale.

Il confronto dei dati ufficiali di Terna colloca quindi la Sardegna tra le Regioni con un significativo saldo energetico positivo rispetto ai propri consumi. Ma il dato quantitativo, da solo, non basta a stabilire se la condizione sarda sia assimilabile a quella delle altre Regioni in surplus. È necessario considerare anche la particolare condizione dell’isola, la sua posizione nella rete elettrica nazionale e il ruolo che le viene assegnato nei futuri scenari energetici.

Perché servono nuovi impianti?

La risposta non può essere ricavata soltanto dal bilancio energetico attuale. Le scelte sulla produzione elettrica dipendono anche dall’evoluzione del sistema nazionale: l’uscita dal carbone, la crescita delle fonti rinnovabili, il potenziamento della rete e gli scenari previsti per i consumi dei prossimi decenni.

In questo quadro si collocano nuovi impianti e infrastrutture come il Tyrrhenian Link, destinato a rafforzare i collegamenti elettrici tra Sardegna, Sicilia e penisola. Secondo i documenti di programmazione nazionale ed europea, queste opere rispondono a obiettivi di sicurezza energetica, decarbonizzazione e sviluppo della rete.

Ma proprio qui si apre il punto centrale della nostra riflessione. La nuova capacità produttiva prevista per la Sardegna è proporzionata alle esigenze future dell’isola oppure risponde, in misura significativa, alla necessità di alimentare il sistema elettrico nazionale?

La distinzione è fondamentale. Se una parte crescente dell’energia prodotta in Sardegna è destinata a soddisfare esigenze che vanno oltre il fabbisogno regionale, diventa necessario interrogarsi anche sulle condizioni alle quali questo contributo deve essere richiesto alla Regione.

Non si tratta quindi di stabilire se nuovi impianti siano necessari in assoluto, ma di capire per chi siano necessari, in quale misura e quali conseguenze producano sul territorio sardo.

La Sardegna perde abitanti: quale è l’impatto sui consumi energetici?

Tra i fattori che determinano il fabbisogno energetico di un territorio vi è anche l’andamento della popolazione. È quindi legittimo chiedersi quale effetto possa avere sulla domanda di energia una Sardegna che, da anni, registra un costante calo demografico e un progressivo spopolamento di numerosi comuni.

Questo dato, da solo, non consente di prevedere l’evoluzione dei consumi elettrici, che dipendono anche dallo sviluppo industriale, dall’innovazione tecnologica e da altri fattori. Rappresenta però una delle variabili che ogni scenario previsionale dovrebbe considerare con attenzione.

Per questo motivo occorre tenere conto dei dati demografici della Sardegna e confrontarli con le ipotesi utilizzate nella pianificazione energetica, verificando se tra i due elementi emerga un quadro coerente.

Il Tyrrhenian Link: un’infrastruttura strategica?

Il Tyrrhenian Link è destinato a modificare il ruolo della Sardegna nel sistema elettrico nazionale. Il collegamento tra Sardegna, Sicilia e Campania aumenterà la capacità di scambio dell’energia e rafforzerà l’integrazione dell’isola nella rete elettrica nazionale.

Per la Sardegna non si tratta soltanto di una nuova infrastruttura. Una maggiore capacità di interconnessione può infatti modificare il rapporto tra l’energia prodotta nell’isola e quella destinata agli altri territori, rendendo più agevole lo scambio con la Sicilia e la penisola.

La nostra inchiesta non mette in discussione la realizzazione dell’opera. La domanda è un’altra: quale ruolo è destinata ad assumere la Sardegna dopo l’entrata in esercizio del Tyrrhenian Link?

L’aumento della capacità di trasporto sarà accompagnato da una crescita dei consumi e delle attività produttive dell’isola oppure servirà prevalentemente a facilitare il trasferimento dell’energia prodotta verso il resto del Paese?

È una questione centrale, perché dalla risposta dipenderà anche la valutazione del ruolo che la Sardegna sarà chiamata a svolgere nei futuri scenari energetici nazionali.

La sfida della nuova CGIL Sardegna

È proprio davanti a queste trasformazioni che si misura la credibilità della CGIL. Il tema dell’energia non può essere considerato separatamente dalle politiche industriali, dall’occupazione e dal futuro economico dell’isola. La domanda che il sindacato deve porsi è quindi quale modello di sviluppo intenda difendere nei prossimi anni.

La Sardegna è chiamata a concorrere alla sicurezza energetica nazionale, ma questo contributo non può essere definito senza stabilire prima quale sia il limite oltre il quale la produzione energetica rischia di compromettere le risorse sulle quali l’isola costruisce una parte importante del proprio futuro.

Il paesaggio, il patrimonio ambientale, la biodiversità, l’agricoltura di qualità e il turismo non sono soltanto beni da tutelare. Rappresentano uno dei principali fattori di competitività della Sardegna e un capitale naturale, economico e sociale che appartiene alle generazioni presenti e future. Una volta compromesso, questo patrimonio difficilmente può essere ricostruito.

Per questo la CGIL Sardegna dovrebbe chiarire quale livello massimo di produzione di energia elettrica ritenga compatibile con la tutela del territorio. Non è una questione che può essere lasciata esclusivamente alla pianificazione tecnica. Il nuovo Piano Energetico Ambientale Regionale della Sardegna (PEARS) sarà certamente uno strumento fondamentale, ma la CGIL, come grande organizzazione sociale, deve prima di tutto definire la propria posizione e portarla al confronto con la Regione e con lo Stato.

E qui entra in gioco anche il principio richiamato dalla nuova segretaria generale. Nella sua prima intervista, Simona Fanzecco ha parlato della necessità di dare concreta attuazione all’articolo 3 della Costituzione, attraverso un’uguaglianza sostanziale e non soltanto formale.

Se questo principio deve guidare il nuovo corso della CGIL Sardegna, allora deve valere anche nelle scelte energetiche. Ogni Regione è chiamata a contribuire all’interesse nazionale, ma nessuna dovrebbe essere chiamata a sostenere costi ambientali, paesaggistici ed economici sproporzionati rispetto ai benefici che ne ricava. Allo stesso modo, nessuna Regione dovrebbe costruire il proprio sviluppo trasferendo su altre Regioni costi che non sarebbe disposta a sostenere sul proprio territorio. È su questo terreno che la nuova segreteria sarà chiamata a misurarsi.

La domanda alla nuova segretaria della CGIL Sarda

Qual è, secondo la CGIL Sardegna, la quantità massima di energia elettrica che la Sardegna può produrre ogni anno senza compromettere il proprio patrimonio ambientale, paesaggistico, agricolo e turistico? Indichi la CGIL un limite preciso, espresso in GWh annui, oltre il quale ritiene che non si debba andare, anche se l’energia prodotta fosse destinata al fabbisogno energetico nazionale.

Una volta definito questo limite, la CGIL è pronta a sostenerlo nei confronti della Regione e dello Stato, chiedendo che ogni eventuale produzione eccedente il fabbisogno regionale sia accompagnata da accordi contestuali, giuridicamente vincolanti e verificabili, capaci di garantire nuovi investimenti produttivi, occupazione stabile, infrastrutture e la soluzione delle crisi industriali ancora aperte?

Considerato inoltre che la Sardegna produce già energia elettrica in misura tale da esportare un surplus pari a circa il 50% del proprio fabbisogno, la CGIL Sardegna ritiene che questo livello debba costituire il limite massimo oltre il quale non aumentare ulteriormente la produzione destinata al sistema nazionale? Se ritiene invece possibile superarlo, quale livello massimo considera compatibile con gli interessi ambientali, economici e sociali dell’isola?

Fanzecco alla prova del nuovo corso della CGIL Sardegna

È nelle scelte concrete che si misurerà il nuovo corso della CGIL Sardegna. Un cambiamento reale non si riconosce soltanto dalle dichiarazioni, ma dal modo in cui l’organizzazione imposta le proprie vertenze e affronta i tavoli con Regione e Governo.

La prima verifica potrebbe arrivare già dal prossimo incontro della Cabina di regia sulla chimica verde, convocato al Ministero. Sarà un’occasione concreta per capire se quanto annunciato dalla nuova segretaria generale troverà una corrispondenza nelle richieste che la CGIL Sardegna porterà al tavolo.

Sarà quindi possibile verificare se esiste coerenza tra le dichiarazioni e le posizioni effettivamente assunte nella vertenza, oppure se emergeranno distanze tra il nuovo corso annunciato e la sua concreta azione sindacale.

Il giudizio non potrà quindi basarsi sulle dichiarazioni iniziali, ma dovrà misurarsi con le posizioni assunte, gli accordi sottoscritti e soprattutto i risultati ottenuti.

La nuova segreteria ha davanti a sé l’occasione di dimostrare che il cambiamento annunciato non è soltanto una diversa rappresentazione del ruolo della CGIL, ma una reale trasformazione dell’azione sindacale.

Le dichiarazioni segnano l’inizio di un mandato. Saranno i fatti a dirci se con Simona Fanzecco sarà davvero iniziato un nuovo corso per la CGIL Sardegna.

Nei prossimi appuntamenti analizzeremo anche gli altri temi che riguardano le condizioni reali delle famiglie e dei lavoratori e il futuro dell’isola, mantenendo lo stesso metodo: verificare i fatti e valutare nel merito le posizioni assunte, senza pregiudizi. Saranno i dati, le decisioni e soprattutto i risultati concreti a determinare il nostro giudizio.

Autore: CGL